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Bruno Mattei – L’arte di arrangiarsi

Se dovessimo selezionare un regista per un film sulla nostra vita, probabilmente non sceglieremmo Bruno Mattei. Uno Spielberg, un Kubrick, per i più audaci un John Carpenter. Se però dovessimo realizzare quel film con un budget risicato, nessun effetto speciale a disposizione, e per qualche motivo volessimo ugualmente shockare e impressionare lo spettatore, allora l’artigiano del cinema romano sarebbe in cima alle nostre preferenze. Attraverso quarant’anni di cinema italiano, quattro decenni vissuti sempre in quell’ambigua etichetta che corrisponde alle parole “di genere”, Bruno Mattei ci ha insegnato che non esiste film troppo brutto, troppo spudorato o troppo estremo: quando il lavoro chiama (e per Bruno Mattei il cinema è sempre stato innanzitutto lavoro), si può solo rispondere affermativamente.

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“Mi ricordo che negli anni 70 un regista di genere guadagnava circa 8 milioni di lire a film, paragonabili a 40mila euro di oggi. Certo, se pensi ai soldi che girano in tasca a uno Spielberg…”

Bruno Mattei nasce a Roma nel 1931. Come per moltissimi registi suoi coetanei, la sua carriera inizia con una robusta gavetta: sceneggiatore, montatore, aiuto regista. Mattei collabora con registi come Jesus Franco e Joe d’Amato, stringendo sodalizi che dureranno negli anni: in particolare, si dimostra un abile montatore, capacità che sarà il filo rosso dell’intera sua filmografia. Il genere è principalmente quello del women in prison: erotismo (qualche volta in forma di pornografia esplicita), torture, ambientazioni esotiche o nazisteggianti. La censura si abbatte sistematicamente su questi film girati con pochi mezzi e, diciamocelo, scarsa qualità: lo scopo di sconvolgere lo spettatore viene però raggiunto, e il pubblico, malgrado tutto, apprezza: Mattei è pronto per il suo esordio alla regia. Fino al 1980 a farla da padrone sono principalmente pellicole soft-porno: Cicciolina amore mio (co-diretto con il re dell’hard italiano Riccardo Schicchi, “creatore” dei personaggi di Cicciolina e Moana Pozzi), Cuginetta…amore mio! (ah, i titolisti dell’epoca…), Sexual aberration. La carriera di Mattei potrebbe anche adagiarsi tranquillamente nel circuito pornografico, e spedirlo dritto dritto nell’oblio: Internet era ancora molto lontano, il cinema a luci rosse era un’industria fiorente e diffusa, e i guadagni più che soddisfacenti. Ma nel 1980 succede qualcosa, un punto di rottura nella fin lì normalissima carriera di Mattei.

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“Volevo mettere nel film [Virus] un pò di “canzonatura”, cosa che poi fu ripresa dagli americani. Si trattava sostanzialmente di smitizzare questa storia dei morti viventi, presi così maledettamente sul serio dalla trilogia romeriana…”

Zombi di Romero è uscito solo due anni prima: i morti viventi hanno riscosso un successo planetario. Mattei, che non si fa pregare quando c’è un sottogenere americano da italianizzare, realizza insieme a Claudio Fragasso (che lui definirà bonariamente “uno che fa un gran chiasso e non capisce un cazzo”) Virus – L’inferno dei morti viventi. Il film, basato su un’epidemia zombi vista con gli occhi di quattro soldati spediti in Nuova Guinea, riprende moltissime sequenze direttamente dal capolavoro di Romero, ambientate però in Guinea (in realtà la Spagna), e soprattutto ha la stessa colonna sonora. Mattei raccontò di come avesse chiesto a Bixio, editore musicale dei Goblin, di poter utilizzare le musiche di Zombi per il suo film; essendo “molto amico” di Mattei, non ci fu alcun problema. Pare che i Goblin non la pensassero proprio allo stesso modo sul fatto che le loro musiche venissero utilizzate in più film solo per una questione di guadagni, ma questa non era cosa che potesse impensierire Mattei e il suo socio. Virus, che presenta effetti speciali molto caserecci e l’interpretazione assolutamente sopra le righe di Franco Garofalo nel ruolo del soldato Zantoro, divenne un cult. La coppia Mattei-Fragasso era pronta per ritagliarsi uno spazio nel cinema di genere. Nei crediti, Mattei si firmò come Vincent Dawn, primo di tantissimi pittoreschi pseudonimi adottati dal regista di Roma: Jimmy Matheus, Pierre LeBlanc, Bob Hunter, William Russell. Oltre ad essere un tratto distintivo suo e di Fragasso, questo continuo cambio di pseudonimo renderà ancora più difficile stilare una sua filmografia completa. Mattei è camaleontico, specializzarsi in un singolo genere è qualcosa di estraneo al suo modo di lavorare, così come limitarsi al mercato italiano: d’altra parte, gli pseudonomi erano una prassi diffusa nel cinema del Belpaese, fin dai tempi di Sergio Leone\Bob Robertson in Per un pugno di dollari.

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“Alcuni errori nei film erano davvero dilettanteschi, ma questa non è una critica: erano film di cassetta, erano fatti così. Mattei era un tipo simpatico, ma non so quanto fosse davvero interessato al cinema…” (Al Festa su Bruno Mattei)

Il decennio 1980-1990 costituisce l’apice della “contaminazione” matteiana: women in prison (Violenza in un carcere femminile, 1982), erotico (Nerone e Poppea, 1982), post-apocalittico misto a horror (Rats, 1984, in cui l’utilizzo di ambientazioni riciclate dalla lavorazione di C’era una volta in America aggiunge un ulteriore tocco di stile allo stile del regista), ancora zombi (Zombi 3, 1988, frutto di una clamorosa collaborazione Mattei-Fulci-Fragasso), azione bellica (Strike Commando, 1987), fantascienza (Terminator 2, 1990), fantascienza bellica (Robowar, 1989). Nessun genere è risparmiato dalla furia iconoclasta del duo e di Mattei in particolare. Il copione è sempre lo stesso: film “commissionati” per sfruttare questo o quel successo cinematografico, spesso made in USA; budget ridottissimi; possibilità, per l’artigiano Mattei, di utilizzare tutte le proprie trovate estreme e trash e tutti i propri mezzi, spesso con un gruppo di attori ricorrenti (Romano Puppo, Massimo Vanni) e con Al Festa alle musiche. Le pellicole sono generalmente ricalcate senza alcuna vergogna su altri film più celebri (Zombi, Robocop), con l’apoteosi di Terminator 2 – Shocking dark, che oltre a sfruttare ignobilmente il titolo del kolossal di Cameron mischia in maniera abbastanza casuale elementi di quest’ultimo e di Aliens ambientati in una Venezia post-apocalittica!

Marchio di fabbrica del duo, ma soprattutto di Mattei, è l’utilizzo di spezzoni tratti da documentari, o direttamente da altri film: la differenza è palese, spesso si tratta di ambientazioni totalmente diverse e di grafiche ancora più distanti, che creano un effetto straniante e involontariamente comico. Ma Mattei non è uno che abbia mai avuto problemi a lavorare con materiale scadente: che fossero film porno o cannibal-movies, gore o fantascientifici, il “mercenario” faceva ciò che gli veniva chiesto, sempre con un gusto particolare per l’eccesso e lo shock. Massacrato dai critici (non senza qualche ragione, per la verità), disprezzato dal pubblico più sensibile, Mattei faceva la fortuna dei produttori per la sua poliedricità: lui faceva sì film di serie C (ma anche D, E, Z…), ma non c’era genere che non rientrasse nel suo palmares. Pur sbertucciando sempre i “pregiudizi” della critica verso il cinema di genere, alimentava questo suo personaggio con dichiarazioni che bene rendevano la sua concezione del cinema (a un giornalista che gli chiese se avesse mai ripreso un vero lebbroso per risparmiare sul make-up, rispose: “no, ma mi hai dato un’idea!”), senza pretese autoriali, ma considerando il cinema come un lavoro, per quanto particolare, con i suoi meccanismi, le sue opportunità e le sue vicende umane. Gli anni ’90 e i primi del nuovo millennio vedono tramontare il cinema di genere italiano. Molti registi si rassegnano e si convertono a generi nuovi, o al lavoro in tv. Molti, ma non Bruno Mattei: lui continua imperterrito a sfornare pellicole su pellicole, sempre con budget ridicoli e sceneggiature ancora più ridicole. E’ un ritorno alle origini per Mattei, che decide di virare nuovamente sull’erotismo, con una serie di soft-thriller molto dimenticabili (Snuff killer – La morte in diretta, Belle da morire). Il cinema del duemila sembra aver dimenticato la stagione dei Mattei, dei d’Amato e persino dei Fulci (anche se quest’ultimo subirà una rivalutazione post-mortem). Ma Mattei tira dritto per la sua strada, e riesce a girare addirittura dei cannibal-movies fuori tempo massimo (Mondo cannibale), una sorta di mischione tra Dal tramonto all’alba e La mummia (La tomba), un women in prison (Anime perse), e soprattutto due film di zombi, tra cui il delirante Zombie – The beginning, entrambi inediti in Italia, e non importa che nel frattempo il mondo sia cambiato e la percezione del cinema non sia più la stessa.

Sono le ultime cartucce del regista, che muore nella sua Roma il 21 maggio del 2007. Contrariamente a Fulci, non sembra ci si appresti a rivalutarne l’opera, e in effetti non pensiamo che fosse quello l’intento di Mattei. Non risulta che girare capolavori sia mai stato un suo obiettivo: piuttosto, ha dimostrato come l’eccesso e la povertà di mezzi non siano inconciliabili, e che con la giusta dose di spudoratezza e inventiva si possono realizzare dei film. Che sicuramente non brillano per qualità o accuratezza della realizzazione, ma che sono nel cuore di ogni romantico adoratore del cinema di serie B. O D, o E, o Z…e tornando alla scelta del regista per un film sulla propria vita, no, non sceglieremmo Bruno Mattei. Ma se lo facessimo, statene sicuri, riuscirebbe a girarlo con diecimila lire, Al Festa alla colonna sonora e spezzoni di cresime e matrimoni altrui inseriti nel filmato.

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“Sergio Grieco ha fatto degli ottimi film, eppure anche per lui mai nessuna ribalta significativa: oggi non si sa neppure se sia mai esistito. La cosa più triste è che al funerale di Sergio c’eravamo solo io e il produttore. Ma il mondo del cinema è spesso così, crudele e senza riconoscenza.”

 

Le citazioni di e su Bruno Mattei sono tratte da:

Questa bella intervista al regista

Questa nostra intervista ad Al Festa

Belle da morire

E' riuscito a copiare pure Tinto Brass! Quanta ammirazione per il vecchio Bruno!

[Krocodylus1991, Jacob]

Di: Vincent Dawn (Bruno Mattei)
Con: Emily Crawford, Hugo Barret, Andrea Belfiore

Che cos’è il nulla? E’ l’alterità di Parmenide, o forse la negazione logica di Hegel? Oppure, come sosteniamo noi sulla Cinewalkofshame, è questo film di Bruno Mattei? Dopo svariati decenni di onorata carriera trash, il buon Bruno ottiene, come già altri maestri dello squallido, il suo film da mezzo Billy Nelson. Classificato come “thriller erotico”, Belle da morire è in realtà un micidiale pappone in cui non succede nulla, assolutamente nulla, per il novanta per cento dell’interminabile ora e mezza che lo costituisce. Scopriamo che una ballerina di un night club, delusa dalla scoperta che il pappone andava a letto pure con altre ballerine, si riempie di cocaina e si butta già dal balcone. Tempo dopo, il pappone è alla ricerca di carne fresca: con un attento provino, vengono scartate le ballerine meno adatte, e viene selezionata una bella ragazza bionda (la Crawford). Nonostante le sue capacità recitative prossime allo zero, la bagascia piace al suo datore di lavoro, che ne fa la stella del locale. Intanto Ale, barista emo del sordido localaccio, porta la ballerina a casa sua; lei, forse inorridita dagli esilaranti autoscatti del burino appesi al muro e dalla serenata house che lui le ha inciso, lo rifiuta, ma in seguito cambia idea, anche perchè era l’unico maschio del film che non si era ancora fatta. Apprendiamo che la bionda legge i diari della ballerina suicida, da cui deduciamo che essa ha dovuto abbassarsi a trombare con un ambiguo sceicco, con la parlantina del Mister Chao di Una notte da leoni e spaventosamente somigliante a un colonnello Gheddafi all’amatriciana. A lei toccherà la stessa sorte. Bene. Quelli fin qui narrati sono i primi ottantadue minuti! Poi, negli ultimi nove, titoli di coda compresi, la baldracca uccide lo sceicco, picchia il pappone con gli schiaffi più finti che la storia ricordi, lo incastra e lo manda in galera. Tutto finisce nel migliore dei modi: il barista emo va a fare il cassiere al supermercato e sposa una ballerina, l’amica della protagonista rileva il locale e lei ha consumato la sua vendetta, perchè, udite udite, la suicida dell’inizio era sua sorella.
Nessuno aveva mai osato tanto: il film vero e proprio è costituito dai tre minuti e mezzo in cui Demi, questo il nome della protagonista, svela i suoi intenti. Il resto è costituito da noia allo stato puro, come mai avevamo provato guardando una pellicola. Le scene di sesso promettono molto e mostrano pochissimo, anche perchè le attrici, diciamoci la verità, non sono tutto questo granchè a parte due o tre. L’unica perla, si potrebbe dire, sono i dialoghi: la sceneggiaura è pessima e possiamo fornirne qualche assaggio: “te la darò soltanto quando mi andrà”; “non mi servono prime della classe, mi servono puttane”; “hai avuto a che fare con la merda, e non ne hai sentito solo l’odore!”; “tu te li scopi senza scoparli”. Infine, la combo: “chi sei veramente?” “sono la donna delle meraviglie” “e di che ti meravigli?”. Volendo, si ride anche nel sentire il pappone, che Mattei ha ironicamente chiamato Bruno, insultare le sue sottoposte: giusto farlo apparire come uno spietato bastardo, ma le sue imprecazioni sono talmente esagerate che sembra stia per scappare da ridere alle stesse attrici. E che dire di quando Bruno, per offrire una serata indecente, promette “una cena a base di aragosta, e poi vi farò ascoltare Vasco Rossi”? Davvero senza prezzo! Il problema è che queste piccole gemme sono seppellite da decine di minuti di torpore, al punto che persino i sottoscritti hanno dovuto ricorrere a tutta la propria pazienza per non mandare avanti veloce. Con la poca autorità nelle nostre mani, non abbiamo dubbi nell’annoverarlo tra le pellicole più tediose di sempre.
Non abbastanza mal fatto per divertire. Non abbastanza trasgressivo per eccitare. Non abbastanza ben sceneggiato per impaurire. Non abbastanza violento per esaltare i burini. Che rimane? Il nulla. Come volevasi dimostrare!

Produzione: ITA (2001)
Perchè devi guardarlo: perchè è un film di Bruno Mattei, e perchè se hai visto gli altri suoi capolavori devi completare la collezione.
Perchè NON devi guardarlo: perchè è un mattone di dimensioni bibliche.
Scena madre: quei tre minuti e mezzo di film in mezzo a tanto letame ci hanno salvati…
Potresti apprezzare anche…: Snuff killer – La morte in diretta.
Come trovarlo: basta guardare nelle cassonette dei negozi, sotto la scritta “2,99 euro”.

Un piccolo assaggio: sembrerà impossibile, ma non ci sono video su questa porcata!

Snuff killer – La morte in diretta

Eh, no. Non ci sono neppure scene sexy. E' mendace pure la locandina.

[Krocodylus1991 & Eltigre]

Di: Vincent Dawn (Bruno Mattei)
Con: Carla Solaro, Gabriele Gori, Carlo Mucari

Tu quoque, Mattei! Anche il buon vecchio Bruno si ritrova indegnamente costretto a ricorrere alla subdola tattica del titolo mendace. Nel senso che se io metto su un film del genere, mi aspetto una serrata indagine poliziesca nell’orrendo mondo del porno-snuff. Qualcosa tipo 8mm con Nicolas Cage, che già, comunque, non è che fosse tutta sta gran roba. Invece Mattei punta tutto sulla disperazione di una madre ancora piacente, cui rapiscono la figlia. Essendo il marito della donna un noto politico francese, questo si rifiuta di chiamare la Polizia. Lei allora, dopo la soffiata secondo il quale il rapimento sarebbe finalizzato al mercato della pornografia violenta, decide di addentrarsi da sola nei meandri di quel brutto mondo. E come fa? Va in un sexy-shop e conosce un burino locale che nel giro di due giorni la indirizza presso uno studio specializzato nel genere (occhio al regista Jaques La Vergue!). Tipico di chi agisce nell’illegalità più totale…dopo aver scatenato un casino in cui è coinvolto pure un riccone (lei prima gliela da così, senza farsi domande, poi si esibisce in un memorabile “hai tradito i miei sentimenti”), verrà salvata proprio sul più bello dal commesso del sexy-shop, che si scopre essere un agente della polizia. Come faccia, contemporaneamente, a gestire il negozietto ci è del tutto ignoto.
I difetti di Mattei ci sono tutti, a partire dalla fastidiosa abitudine di girare i film più recenti in digitale; si ha sempre l’impressione di assistere ad un lavoro fatto in casa, uno di quei cortometraggi che si fanno con gli amici giusto per fare i cazzoni. Ne sono una prova i titoli di testa, forse il pezzo forte del film: rimarrà indelebile, nella nostra memoria, la scritta “per la prima volta sullo sullo schermo”, errore compreso. Vi garantisco che Windows Movie Maker permette di meglio; tutti gli attori e le comparse recitano malissimo, appiattendosi sul copione o, al contrario, enfatizzando il proprio ruolo ben oltre il necessario (primeggia in assoluto il maggiordomo guardone Roy, dalla devastante apertura oculare!). Tutto il resto, come si dice, è noia: l’idea di un’indagine nel torbido che è in ognuno di noi è anche buona, ma in mano a uno come Mattei diventa il solito pretesto per mostrare qualche tetta (non molte, oltretutto) senza però spingersi oltre, giacchè la classificazione “pornazzo” avrebbe dimezzato i già scarsi guadagni. Come un Massaccesi qualsiasi, Vincent Dawn pare non aver neppure la voglia di fare il suo mestiere: lo dimostrano le numerose scene campate lì senza un motivo e interrotte prima della fine. Sono due le scene particolarmente ridicole che impediscono il voto di mezza stelletta: una è il delirante sogno della protagonista, una roba che neppure La croce dalle sette pietre, fatto sovrapponendo immagini erotiche e momenti di film a caso, mentre la MILF si agita nel letto come una forsennata, in quello che dovrebbe essere un sonno agitato ma è più simile ad un attacco epilettico. Nell’altra sequenza Mattei vorrebbe far vedere le forze speciali in azione nello studio del pornografo, tipo la SWAT che entra a volto coperto per intenderci. Ma i mezzi sono quelli che sono, e allora il brunone nazionale si esibisce in una genialata degna di lui: una sequenza in cui un elicottero si schianta contro dei vetri, rubata a qualche tg americano, alternata in modo pasticcioso ed incomprensibile ai tre-quattro poliziotti che effettivamente stavano lì davvero. Questi venti secondi, che arrivano dopo mezz’ora di misteri svelati veramente micidiali, vi faranno felici. E questo, purtroppo, è tutto. Agli appassionati di Mattei consigliamo La tomba

Produzione: ITA (2003)
Punto di forza: viene via veloce, 80 minuti…
Punto debole: nemmeno nei film di Tinto Brass si recita così, dai!
Come trovarlo: è il classico direct-to-video uscito solamente per il mercato DVD. Bancarelle “film a 2 euro” rulez.
Da guardare: personalmente, non lo consiglierei neppure a qualche onanista disperato…

Un piccolo assaggio:  (brivido! Meglio di Hitchcock!)