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Arachnoquake

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AH AH AH!

Di: Griff Furst
Con: Edward Furlong,  Megan Adelle, Gralen Bryant Banks, Paul Boocock,Tracey Gold

Sharknado? Pfui!
Ok, ok, il capolavoro della Asylum è uscito l’anno dopo. Quindi, tecnicamente, potrebbe essere Sharknado ad essersi ispirato ad Arachnoquake. Boh. Però il legame tra i due film è evidente: Sharks + tornado = Sharknado, Arachno + quake (“terremoto” in inglese) = Arachnoquake. Semplice semplice. E se queste erano le premesse, cosa poteva venirne fuori se non un trashissimo monster-movie senza capo nè coda?

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Che scena scontata, ma puoi?

La Louisiana è sotto attacco: giganteschi ragni preistorici in digitale emergono dal sottosuolo, sono capaci di sputare fuoco e camminare sull’acqua, e sono stati disturbati dalle solite multinazionali stronze, che trivellano il terreno e disturbano il sonno delle bestiole a otto zampe. Come se non bastasse, i ragnozzi attaccano l’uomo, creando bubboni sottopelle che esplodono rilasciando altri ragni, i quali crescono piuttosto in fretta. Per fermarli si crea un gruppo assai variegato: un giovane sfaccendato puttaniere, delusione di suo padre e della sorella bonazza, si trova a guidare un pullman con sopra un paio di ragazzi, un vecchio e una coppia di deficienti che vogliono fare un giro turistico. A distanza, un altro pullman, guidato dal padre dei due ragazzi, trasporta delle adolescenti succintamente vestite a un torneo di baseball (ci si veste così alle partite?), e deve fronteggiare la stessa minaccia degli aracnidi, che hanno ormai invaso la città. L’intervento dei militari (dieci-dodici in tutto, i mezzi sono quelli che sono) non è sufficiente: l’alleanza bifolchi locali-turisti-esercito nulla può contro la mostruosa regina aracnide, un buffo ragnone rosa grosso come un camion e parecchio incazzato. Spetta allora all’insulso protagonista, che si riscatterà vestendosi da palombaro e affrontando il mostro finale con stratagemmi che ci rifiutiamo di riportare per rispetto al nostro senso della vergogna.
Diretto da Griff Furst (suoi gli imbarazzanti I am Omega e 100 million BC) e scritto da una nostra vecchia conoscenza, Eric Forsberg (che qui abbiamo intervistato), Arachnoquake non è un film della Asylum, ma ci somiglia molto, e non solo per i nomi illustri. Canovaccio di partenza con mostri giganti in città, il numero minimo di comparse, qualche attore ripescato dall’oblio: la strategia è quella. Stavolta tocca a Edward Furlong l’ingrato ruolo di ex-celebrità: vi ricordate il ragazzino di Terminator 2 e il ragazzo problematico di American History X? E’ invecchiato, e secondo noi non così bene: bolso come John Travolta, interpreta il coach che accompagna le ragazzine con minigonna giropassera, e affronta i ragni a colpi di mazza da baseball. Per esigenza di sceneggiatura, è pure costretto a mettere in atto l’incidente più ridicolo della storia, con l’autobus che, a una velocità estremamente contenuta, sbanda e va a sbattere come se fosse ai duecento all’ora.

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Certo che passare da James Cameron a questa roba qui è proprio una finaccia, povero Furlong.

Non c’è molto da dire sui ragnoni: sono fatti malissimo, con una grafica orripilante, le loro dimensioni variano a seconda delle esigenze, e le comparse si gettano letteralmente nelle loro fauci per simulare aggressioni credibili, con una nota di merito per il vecchietto iniziale che, pur di non affrontare un ragno non così spaventoso (5 cm, a occhio), si lascia cadere in una buca senza fondo. Altri personaggi, invece, inciampano ripetutamente nel solito ramo che emerge dal terreno, nel disperato tentativo di rendere un pò verosimile l’assalto degli zamputi animaletti.
Una nota di merito sulle location: il film è interamente girato nella vera Louisiana, rappresentata nel modo più stereotipato possibile come un posto in cui abitano solo neri ignoranti, vecchi rincoglioniti e bifolchi bianchi razzisti. Inoltre, evidentemente a causa della povertà di budget, appena l’inquadratura si allarga è possibile vedere distintamente gli abitanti di Baton Rouge che, incuranti del set del film, camminano e fanno la loro vita come se niente fosse! Persino le macchine, nonostante il traffico di ragni grossi quanto cinghiali in mezzo alle strade, procedono lentamente, così come i pedoni sui marciapiedi.
Insomma un film non del tutto riuscito (certi intermezzi familiari, come in tutti i film di questo tipo, sono noiosissimi e poco utili), ma che strapperà più di una risata agli amanti di questa robaccia. Come noi.

Ah, chi scrive è aracnofobico. Bastardi maledetti.

Produzione: USA (2012)
Scena madre: l’assalto finale del buffissimo ragnone rosa che va a fare la ragnatela tra due palazzi affrontato da quel buzzurro del protagonista in tuta da palombaro.
Punto di forza: è divertente, in parecchie scene. E poi potrebbe dare il via ad un filone, ad esempio: pecore giganti (“sheeps”) più uragano (“hurricane”) che diventa SHEEPSICANE. O qualcosa del genere.
Punto debole: se si esclusono i patemi familiari dei personaggi, non ne ha. Forse avremmo preferito osasse un pò di più.
Potresti apprezzare anche…: bè, dai, stavolta è facile.
Come trovarlo: il mercato americano ci permette di averlo in tutti i formati, nonostante il successo assai minore rispetto a Sharknado.

Un piccolo assaggio: (il commento “this movie was biggest shit i’ve ever seen” sotto questo video ci manda subito in visibilio)

3,5

Sharknado

Chissà cos'altro tireranno fuori con la parola "shark"...

Chissà cos’altro tireranno fuori con la parola “shark”…

[Krocodylus, Satchmo]

Di: Anthony Ferrante
Con: Ian Ziering, John Heard, Tara Reid

Nell’anno di grazia 2013, la Asylum decide di fare sul serio e realizzare un film che racchiuda in sè tutta la sua essenza. E come si fa? Si prende un giovane regista (Anthony Ferrante) e si scrive una sceneggiatura che mischi tutti gli ingredienti che hanno reso grande la Asylum: disastri naturali, animali assassini, belle gnocche e trame da film-tv della domenica. Il risultato è Sharknado. Divenuto famosissimo grazie a una campagna virale su Internet, è stato da noi visionato con grande entusiasmo, al punto che le poche delusioni presenti sono probabilmente da attribuirsi alla grande aspettativa.
I personaggi principali sono tanto banali e prevedibili quando divertenti: il protagonista Fin (molto simile a Jimbo Wales, fondatore di Wikipedia) è un barista divorziato che tenta di ricucire con moglie (Tara Reid, sogno erotico dei maschi nati dal 1985 al 1995) e figli (che hanno la stessa età della madre, ma vabbè); Nova, una gnoccona anche lei barista con un conto in sospeso con gli squali; l’amico scemo di cui non ricordiamo il nome; l’attuale compagno-stronzo della ex moglie, che ovviamente muore dopo due minuti di apparizione e dopo aver sbeffeggiato la minaccia squalesca. La trama: sulle spiagge della California si scatena un violento tornado, che, in qualche modo, risucchia migliaia e migliaia di squali: la tempesta, capace di allagare Los Angeles in pochi minuti, semina morte e distruzione grazie soprattutto al contributo dei pescioni, in grado financo di muoversi, seppure lentamente, sulla terraferma. I nostri eroi partono verso l’entroterra per fuggire, ma a un certo punto si rendono conto che la soluzione migliore è affrontare il problema di petto (cosa che nè i soccorsi nè le autorità hanno gran voglia di fare, in verità non si vedono mai): la soluzione finale è quella di lanciare delle bombe nei tre tornado squalosi che minacciano Los Angeles: queste bombe, in base a principi logico-fisici quantomeno arbitrari, dovrebbero far dissolvere i vortici. A sganciare le bombe saranno Nova e il maturo figlio del protagonista, che rischierà la vita per salvare la città. Il lieto fine vede i protagonisti ammazzare gli ultimi squali nei modi più assurdi e festeggiare limonando e salvando dei vecchietti in una casa di riposo.
Per non ripeterci, tralasciamo i commenti sugli effetti speciali: squali posticci, sangue digitale eccetera. Il marchio di fabbrica della Asylum è quello, lo sappiamo. Decisamente interessante è invece il cast: quasi tutti gli attori sono relitti di serie tv di successo o di commedie anni ’90: Tara Reid, Ian Ziering e soprattutto John Heard, qui panzone e incredibilmente bolso, nei cuori di tutti per l’interpretazione di papà McAllister in Mamma ho perso l’aereo. Come sempre più spesso accade (ed è sempre un bene per la carica del film), le risate maggiori non vengono dagli effetti speciali, ma dall’incredibile sceneggiatura: si racconta che Thunder Levin, sceneggiatore, abbia accettato il soggetto definendolo “la cosa più assurda che abbia mai letto”. In genere la Asylum prende le leggi della fisica e le interpreta a modo proprio, qui invece se le inventano del tutto, e allora gli squali si adattano a vivere per ore in un tornado, il cielo cambia colore ad ogni inquadratura e basta un pò di pioggia per provocare un’alluvione. L’idea delle bombe (veramente assurda) nei tornado è forse la cosa più inverosimile mai inventata da questa banda di pazzi, anche perchè il lancio avviene alla bell’e meglio da un elicottero, da cui la figona Nova tira gli ordigni senza neppure guardare. L’uso di mazze da baseball, motoseghe e lame varie per combattere la minaccia degli squali è un tocco di classe aggiunto. I personaggi non sono minimamente credibili proprio perchè stereotipati: la famiglia che cerca di ricomporsi, il conflitto padre-figli (che si risolve parzialmente con il padre che si rimette con Tara Reid e il figlio che si assicura le grazie di Nova con un tacito accordo), la ragazza scontrosa con un triste passato. L’unica idea del tutto nuova è quella di applicare la logica dello zombi-movie a un film di disastri naturali. Concludiamo con un cenno alla vera attrattiva del film (oltre a Tara Reid e a Nova): lo sharknado, micidiale mix di fulmini, uragani e bestiacce. Niente da dire, è un’idea geniale, anche se forse avremmo preferito vederla più sviluppata e più presente. Da notare che a questo punto della verosimiglianza non importa un fico a nessuno, quindi se in una scena c’è un metro d’acqua sulle strade e nella successiva ce ne sono cinque centimetri non fa niente.
Quali sono le “delusioni” di cui si è parlato? E’ presto detto: blogger e critici si sono divisi tra il “capolavoro assoluto del trash, inarrivabile” e il “che delusione, non è abbastanza trash”. Tali dibattiti ci sembrano abbastanza sterili, ma una cosa è da sottolineare: contrariamente a quanto accade in quasi tutti i film della Asylum, molte trovate sono volutamente ridicole. E’ difficile distinguere il “comico involontario” da quello volontario: l’intenzione è chiaramente quella di fare un film esagerato e sopra le righe, quasi a celebrare i fasti della casa di produzione. Intendiamoci, noi ADORIAMO queste cose, e il film ci ha fatto ridere a crepapelle. Speriamo solo che la Asylum non tradisca lo spirito originario e non viri sul genere commedia abbandonando il mix trash vincente delle altre produzioni. Noi comunque ve lo consigliamo, è una pietra miliare!

Produzione: USA (2013)
Scena madre: lo scontro uomo con motosega VS squalo volante. No, non vi diciamo cos’è, guardatelo.
Punto di forza: c’è bisogno di specificare il “punto di forza” di un film che tratta di un tornado che trasporta squali assassini? Davvero c’è bisogno di farlo?
Punto debole: ne abbiamo parlato sul finire della recensione.
Potresti apprezzare anche…: Mega python VS Gatoroid, un’altra delle perle Asylum.
Come trovarlo: sul canale SyFy lo passano abbastanza spesso, insieme a molti altri film del genere. L’enorme successo ottenuto fa ben sperare per quanto riguarda una distribuzione in italiano.

Un piccolo assaggio: (un ottimo riassunto del film in pochi minuti, ovviamente in inglese)

4