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Arachnoquake

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AH AH AH!

Di: Griff Furst
Con: Edward Furlong,  Megan Adelle, Gralen Bryant Banks, Paul Boocock,Tracey Gold

Sharknado? Pfui!
Ok, ok, il capolavoro della Asylum è uscito l’anno dopo. Quindi, tecnicamente, potrebbe essere Sharknado ad essersi ispirato ad Arachnoquake. Boh. Però il legame tra i due film è evidente: Sharks + tornado = Sharknado, Arachno + quake (“terremoto” in inglese) = Arachnoquake. Semplice semplice. E se queste erano le premesse, cosa poteva venirne fuori se non un trashissimo monster-movie senza capo nè coda?

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Che scena scontata, ma puoi?

La Louisiana è sotto attacco: giganteschi ragni preistorici in digitale emergono dal sottosuolo, sono capaci di sputare fuoco e camminare sull’acqua, e sono stati disturbati dalle solite multinazionali stronze, che trivellano il terreno e disturbano il sonno delle bestiole a otto zampe. Come se non bastasse, i ragnozzi attaccano l’uomo, creando bubboni sottopelle che esplodono rilasciando altri ragni, i quali crescono piuttosto in fretta. Per fermarli si crea un gruppo assai variegato: un giovane sfaccendato puttaniere, delusione di suo padre e della sorella bonazza, si trova a guidare un pullman con sopra un paio di ragazzi, un vecchio e una coppia di deficienti che vogliono fare un giro turistico. A distanza, un altro pullman, guidato dal padre dei due ragazzi, trasporta delle adolescenti succintamente vestite a un torneo di baseball (ci si veste così alle partite?), e deve fronteggiare la stessa minaccia degli aracnidi, che hanno ormai invaso la città. L’intervento dei militari (dieci-dodici in tutto, i mezzi sono quelli che sono) non è sufficiente: l’alleanza bifolchi locali-turisti-esercito nulla può contro la mostruosa regina aracnide, un buffo ragnone rosa grosso come un camion e parecchio incazzato. Spetta allora all’insulso protagonista, che si riscatterà vestendosi da palombaro e affrontando il mostro finale con stratagemmi che ci rifiutiamo di riportare per rispetto al nostro senso della vergogna.
Diretto da Griff Furst (suoi gli imbarazzanti I am Omega e 100 million BC) e scritto da una nostra vecchia conoscenza, Eric Forsberg (che qui abbiamo intervistato), Arachnoquake non è un film della Asylum, ma ci somiglia molto, e non solo per i nomi illustri. Canovaccio di partenza con mostri giganti in città, il numero minimo di comparse, qualche attore ripescato dall’oblio: la strategia è quella. Stavolta tocca a Edward Furlong l’ingrato ruolo di ex-celebrità: vi ricordate il ragazzino di Terminator 2 e il ragazzo problematico di American History X? E’ invecchiato, e secondo noi non così bene: bolso come John Travolta, interpreta il coach che accompagna le ragazzine con minigonna giropassera, e affronta i ragni a colpi di mazza da baseball. Per esigenza di sceneggiatura, è pure costretto a mettere in atto l’incidente più ridicolo della storia, con l’autobus che, a una velocità estremamente contenuta, sbanda e va a sbattere come se fosse ai duecento all’ora.

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Certo che passare da James Cameron a questa roba qui è proprio una finaccia, povero Furlong.

Non c’è molto da dire sui ragnoni: sono fatti malissimo, con una grafica orripilante, le loro dimensioni variano a seconda delle esigenze, e le comparse si gettano letteralmente nelle loro fauci per simulare aggressioni credibili, con una nota di merito per il vecchietto iniziale che, pur di non affrontare un ragno non così spaventoso (5 cm, a occhio), si lascia cadere in una buca senza fondo. Altri personaggi, invece, inciampano ripetutamente nel solito ramo che emerge dal terreno, nel disperato tentativo di rendere un pò verosimile l’assalto degli zamputi animaletti.
Una nota di merito sulle location: il film è interamente girato nella vera Louisiana, rappresentata nel modo più stereotipato possibile come un posto in cui abitano solo neri ignoranti, vecchi rincoglioniti e bifolchi bianchi razzisti. Inoltre, evidentemente a causa della povertà di budget, appena l’inquadratura si allarga è possibile vedere distintamente gli abitanti di Baton Rouge che, incuranti del set del film, camminano e fanno la loro vita come se niente fosse! Persino le macchine, nonostante il traffico di ragni grossi quanto cinghiali in mezzo alle strade, procedono lentamente, così come i pedoni sui marciapiedi.
Insomma un film non del tutto riuscito (certi intermezzi familiari, come in tutti i film di questo tipo, sono noiosissimi e poco utili), ma che strapperà più di una risata agli amanti di questa robaccia. Come noi.

Ah, chi scrive è aracnofobico. Bastardi maledetti.

Produzione: USA (2012)
Scena madre: l’assalto finale del buffissimo ragnone rosa che va a fare la ragnatela tra due palazzi affrontato da quel buzzurro del protagonista in tuta da palombaro.
Punto di forza: è divertente, in parecchie scene. E poi potrebbe dare il via ad un filone, ad esempio: pecore giganti (“sheeps”) più uragano (“hurricane”) che diventa SHEEPSICANE. O qualcosa del genere.
Punto debole: se si esclusono i patemi familiari dei personaggi, non ne ha. Forse avremmo preferito osasse un pò di più.
Potresti apprezzare anche…: bè, dai, stavolta è facile.
Come trovarlo: il mercato americano ci permette di averlo in tutti i formati, nonostante il successo assai minore rispetto a Sharknado.

Un piccolo assaggio: (il commento “this movie was biggest shit i’ve ever seen” sotto questo video ci manda subito in visibilio)

3,5

I am Ωmega

La locandina è decisamente migliore di quella con Will Smith.

La locandina è decisamente migliore di quella con Will Smith.

[Krocodylus, Nehovistecose]

Di: Griff Furst
Con: Mark Dacascos, Geoff Meed, Jennifer Lee Wiggins

La prima recensione del 2013 è anche un ritorno alle origini; dopo tanto tempo, torniamo a recensire un film della Asylum. Il film in questione è il mockbuster di Io sono leggenda. In realtà, lo stesso film originale con Will Smith non ci ha entusiasmato, anzi; essendo devoti fans di Richard Matheson, l’abbiamo trovato un insulto. I am Omega non è poi granchè, ma la differenza è minore di quanto si possa credere. Il protagonista si chiama Renchard, e non Neville. Come da copione, egli vive da solo in una casa piena di armi, per proteggersi dagli zombi-vampiri-infetti mannari (non viene spiegato cosa siano, quindi diamo spazio alla fantasia). Un giorno riceve una richiesta d’aiuto in videochat da una ragazza, Brianna, ma se ne sbatte e chiude la conversazione. Dopo che due ex-marines burini e coatti gli fanno saltare la casa, decide invece di accettare, anche perchè la tipa ha nel sangue l’antivirus per la malattia. Dopo un breve viaggetto nelle fogne, uno dei due burini muore e Renchard raggiunge, tutto solo, Brianna. Qui inizia la parte più delirante: si scopre che Renchard ha disseminato degli esplosivi in tutta la città per farla saltare, non si sa bene perchè, mica si limiteranno a una città, ma vabbè, e hanno 24 ore per fuggire. Una volta rubata una macchina (una decappottabile! Ma allora dillo che te le vai a cercare!) vengono sorpresi dal marine sopravvissuto; costui è andato fuori di melone per la morte dell’amico, e ora predica l’estinzione della specie umana come realizzazione di un’utopia darwinista. Per non essere troppo crudele, spara nelle gambe a Renchard e lo lascia in mezzo alla città, senza ucciderlo. Il protagonista, incazzatissimo e con svariati proiettili in corpo, ormai diventato verde dalla rabbia (o forse sta per morire), ruba una macchina, sopravvive per una notte intera, aziona la suddetta automobile a spinta, insegue il marine che ha rapito Brianna, fa a pugni con lui, lo prende a bastonate e se ne va con lei; i proiettili, i calci e i colpi di catena subiti vengono rattoppati con due cerotti sulla fronte, e i due se ne vanno verso la terra promessa, in un finale da teen-movie.
Ad essere onesti, il film è leggermente al di sopra della media Asylum, soprattutto la prima mezz’ora; sarà che non succede una cippa di niente, quindi non c’è nulla da sbagliare. Lo stesso David Michael Latt, da noi interpellato, l’ha definito “uno dei miei preferiti”. Ciò detto, sono presenti tutti gli ingredienti più trash della ricetta Asylum. La prima parte della trama è infatti copiatissima dall’originale, mentre il secondo tempo prende una strada autonoma e ancor più delirante. I mostri di questa apocalisse sono un pò particolari: a parte il fatto che se ne vedono massimo tre per volta, si muovono con disinvoltura anche alla luce del giorno, cancellando un pilastro del racconto originario di Matheson; a volte corrono e si muovono con velocità da teletrasporto, altre sono lenti e si fanno sorprendere da Renchard. In verità non è che sia tutta questa grande apocalisse; come già detto, i mostri sono pochi, ma soprattutto funzionano ancora elettricità, riscaldamento, linea Internet e GPS, tanto che Renchard riesce a collegarsi in videochat con la ragazza da qualunque parte del mondo! Per sicurezza, Renchard tiene anche una password per accendere il computer: non sia mai che qualcuno entri a ficcanasare…oltretutto, pur non essendosi mai visti e mai parlati, lei gli dice “sono nel centro della città” senza specificare di che città si tratti, e lui capisce al volo che sono, guardacaso, concittadini. Assolutamente esilarante la fuga di Renchard e Brianna: prima lui spreca una bomba a mano gettandola in un bidone con un mostro dentro, con l’unico scopo evidente di osservare l’effetto “petardo in una lattina”; poi sprecano preziosi minuti scegliendo l’auto, e una volta trovata, lui si attarda a picchiare zombi senza alcun motivo invece di fuggire; questo contrattempo causerà tutti i problemi dell’ultima mezz’ora di film. La tecnica, appena sufficiente nei primi minuti, degenera rapidamente: il montaggio, a dir poco oltraggioso, alterna senza grossi problemi il giorno e la notte, la recitazione degli attori lascia il tempo che trova e molte scene appetitose, le più splatter e le esplosioni, sono lasciate all’immaginazione dello spettatore. E soprattutto, il protagonista, Mark Dacascos, sembra un orientale. Nulla in contrario, ma non c’entra niente con Io sono leggenda. Apprezziamo, comunque, il tentativo di alzare la media qualitativa della Asylum. Non è andata bene? Pazienza, a noi piace così!

Produzione: USA (2007)
Scena madre: quando Vincent, il marine burino sopravvissuto, ritorna e si allea momentaneamente con Renchard, produce uno scambio di battute fenomenale (ambientato, ricordiamolo, in una città apocalittica che entro poche ore esploderà: “Ehi, Vincent, perchè non gli spari?” “E’ meglio fare un pò di allenamento di kung-fu!”. Spettacolare!
Punto di forza: il confronto con l’originale, che non era comunque granchè. Non c’è la distanza qualitativa che si verificava, ad esempio, con Titanic o Sherlock Holmes.
Punto debole: la sceneggiatura, che sembrava reggere grazie anche alla quasi totale assenza di dialoghi, si perde in un delirio senza freni nella seconda parte. Peccato.
Potresti apprezzare anche…: 2012 – Supernova, sempre per la categoria dei catastrofici Asylum.
Come trovarlo: su Internet gira sottotitolato in italiano, non è mai stato doppiato. Sotto trovate il link.

Un piccolo assaggio:  (qualche volenteroso l’ha sottotitolato in italiano! Ringraziamolo tutti!)

2,5

Boa VS Python – Nelle spire del terrore

"...ok, adesso aggiungetemi qualche elicottero per fare figo, tipo King Kong..."

Di: David Flores
Con: David Hewlett, Jaime Bergman, Adamo Palladino

Un classico del filone serpentesco questo Boa VS Python, che, iniziato come il peggiore dei mattoni, si rivela un insospettabile collage di paccottiglia trash dalle gustose quanto patetiche trovate. Tutto è già visto e rivisto in decine di film migliori, ma Flores non è mica nato ieri e sa far godere il masochista filmico; ci conduce così attraverso le barbose storie parallele di Broddick (Broddick?), un truzzo inespressivo relegato al ruolo di cattivo-macchietta, e di due studiosi, il dottor Emmett e la biologa Monica, usciti direttamente da una fiction per teenager. Broddick vorrebbe organizzare una specie di battuta di caccia, e per farlo ordina ai suoi scagnozzi di portargli da chissà dove un pitone di venti metri. Dove l’hanno preso? Boh. Ovviamente qualcosa va storto, e il bestio si libera. A questo punto entra in scena la biologa Monica, una sgnacchera che vince una gara di apnea mostrando le tette a un ridicolo grassone e poi si fa spaventare da un serpente. Non male, per una biologa. Le autorità hanno deciso di rivolgersi a lei e a Emmett: quest’ultimo possiede, in barba alle leggi della scienza e degli Stati Uniti, un utile boa constrictor geneticamente modificato lungo anch’esso venti metri circa, di nome Betty, che viene ingaggiata perchè combatta il malvagio pitone. Intanto, Broddick non s’è perso d’animo: gli basta spostare la battuta di caccia in una foresta e mettere insieme una Armata Brancaleone che lo aiuti, nelle cui fila si contano un petroliere texano e due coglioni che fortunatamente muoiono senza fare troppi danni. Qualcosa va però storto: Betty, la sgualdrina, non combatte il pitone, ma anzi aggiunge al danno la beffa, facendoci sesso e producendo una bella cucciolata di uova. Il finale vede i Romeo e Giulietta del mondo animale attaccati da due fronti: di qua Monica e Emmett, più impegnati a flirtare che a salvare le povere vittime delle bestie. Di là Broddick, ormai fuori di senno per la morte della fidanzata e armato di lanciafiamme. Il tutto in un night club. Chi ha aspettato un’ora per vedere finalmente i serpenti scontrarsi, resterà però a bocca asciutta: la battaglia, che dura circa mezzo minuto, è subito interrotta da Emmett, che frigge Betty con una scarica (ma farlo prima no, eh?). Fine.
Di norma i film dai titoli truffaldini sono delle fetecchie, anche dal punto di vista trash. Questo però fa eccezione: il numero di luoghi comuni e cazzate presenti è vertiginoso, e questo aiuta non poco. Partiamo dagli attori e dalle loro referenze: Griff Furst aveva recitato in Alien abduction, della Asylum, e tanto dovrebbe bastargli per vergognarsi. Jaime Bergman è una ex playmate, così come Angel Boris. Referenze eccezionali, insomma. L’unico è Kirk Woller, che ha recitato in X-Files e JAG – Avvocati in divisa: proprio da quest’ultima serie è pateticamente copiato il tema che accompagna l’arrivo dei due imbranati al servizio di Broddick. Flores osa molto, inserendo sequenze di rara stupidità: nella più clamorosa, due ragazzi si imboscano per fare sesso. Lui comincia con un bel cunnilingus, ma sfortunatamente il serpente se lo magna e…si sostituisce a lui! Dato che non si accorge della differenza, ci chiediamo che tipo di fidanzati abbia avuto la ragazza. E’ poi da notare come tutte le situazioni che vedono coinvolte delle armi abbiano delle dinamiche improbabili e\o incomprensibili, e che tutti gli attori si muovono come recitassero in un videoclip. Nulla insomma funziona in questa allegra e sgangherata opera prima, e finora unica, del prode David Flores, che riesce a fare quasi meglio della Asylum. Ne vogliamo un altro, Dave!

Produzione: USA\Bulgaria (2004)
Scena madre: tutti dicono sia quella del cunnilingus, ma non fidatevi. E’ quando alla fine Emmett elettrizza la sua Betty. Primo, non si interrompe dopo venti secondi il combattimento che dovrebbe dare il titolo al film. Secondo: ma pensarci prima, babbeo?
Punto di forza: nel suo genere, è un gradino più trash della media.
Punto debole: il suo genere, cioè quello “megacoso VS gigacoso”, ha un pochettino scartavetrato le palle…
Potresti apprezzare anche…: Komodo VS Cobra.
Come trovarlo: in inglese è reperibile online. In italiano capita di vederlo su Sky.

Un piccolo assaggio:  (questa è la scena del cunnilingus. Rendiamoci conto…)

 

Alien abduction

L'alieno è quella specie di capra blu. Rendiamoci conto...

[Krocodylus1991, Eltigre]

Di: Eric Forsberg
Con: Megan Mee Ethridge, Griff Furst, Marissa Morse

La Asylum raschia il fondo del barile, raccoglie l’ultima immondizia e con l’unto che rimane sul fondo ci fa un capolavoro di fantascienza trash! Dopo averlo visto, persino gli ufologi più intransigenti abbandoneranno lo studio dei rapimenti alieni. Trattasi, in questo caso, di un rapimento multiplo: le vittime sono quattro insopportabili campeggiatori, infoiati e stupidi, che una notte vedono alcuni cani feroci vicino alla loro macchina. Poco dopo, si ritrovano a bordo dell’astronave, le cui pareti denonano vastissime conoscenze tecnologiche: sono infatti costruite con decine di sacchi della spazzatura neri, del tipo di quelli che usiamo per gettare l’umido. A tre di loro vengono estratti gli intestini da alieni incredibilmente simili a Skeletor, la nemesi storica di He-Man. Ma non è la conquista di Grayskull l’obiettivo principale dei ridicoli ET; infatti, dopo aver torturato e reso simil-zombie tre di loro, affidano il quartetto a un ospedale militare, creato appositamente per i rapiti. Il suddetto ospedale ha qualcosa di meraviglioso: è in pratica costituito da un capannone fatiscente e quasi certamente in via di demolizione, con pareti crollate, mattoni in procinto di staccarsi, calcinacci e sacchi di monnezza peggio che a Napoli. Nel campionario di casi umani lì presenti, solo la protagonista sembra dotata di cervello, tanto da superare il delirante test iniziale (testuale: prima il dottore le fa sentire Mozart, poi un rumore di macchina; lei non lo riconosce e l’altro “ah, sì, anche io preferisco il jazz”). Resasi conto che le “cure” dei dottori sono effettuate con un frullatore a immersione (avete presente quando si tritano le verdure nella minestra? Ecco, quell’attrezzo lì) che spappola i cervelli, la ragazza diventa meglio di Milla Jovovich in Resident Evil: prende a pedate in faccia i militari, risponde prontamente a qualsiasi domanda anche nelle situazioni di tensione, strozza a mani nude burini in divisa, seduce gli infermieri in modo patetico, infine mangia un microchip. Tra l’altro, quelli che lei colpisce sono vittime di un’inspiegabile esplosione facciale, cui segue la fuoriuscita di un verme fatto con 2 lire di computer grafica. Nel finale si scopre tutto il piano segreto degli alieni, che implica una “missione” di infiltrazione sulla Terra da parte delle copie che forse sono umane ma non del tutto ma lei ha il chip del filmato e i suoi amici sono alieni o forse no e via a sghignazzare.
Se pensavate che 2012: Supernova fosse un film realizzato con pochi soldi, allora guardatevi questo. Gli alieni sono poco più che mascheroni con l’aggiunta di qualche effetto stile Movie Maker; le locations sono quanto di più povero si possa immaginare; infine, i pochi momenti in cui ci sarebbe davvero bisogno di qualche effettaccio decente sono girati alla membro di cane muovendo la cinepresa su e giù a caso in puro stile videoclip. Già questo basterebbe per un voto più che dignitoso: ma Forsberg non è mica un pirla qualsiasi, e ci tiene a far sapere che anche la sceneggiatura, in un suo film, dev’essere coerentemente assurda e inverosimile. Il prode regista campa dentro qualsiasi cosa gli passi per la testa, dai rapimenti al caso Roswell alle leggende metropolitane sui patti tra USA e alieni, e da per scontato che qualsiasi ragazza in procinto di morire orribilmente non pensi ad altro che a filmare tutto ciò che le sta intorno. I comprimari fanno di tutto per essere all’altezza, riuscendoci egregiamente: sono stati necessari quindici minuti di pausa per riprendersi dalle risate dopo aver visto le numerose bambine copiate da The ring cantare canzoncine idiotissime tipo “riempimi! Svuotami! Fai quello che vuoi!”. Non male anche l’esercito di scienziati pazzi al soldo degli alieni, che seguono lo stile tipico con tanto di capelloni spettinati e occhiali a fondo di bottiglia. Uno di essi, prima di morire smembrato, si rende protagonista di una spettacolare masturbazione a uno Skeletor adulto, che causa inspiegabilmente la caduta di litri di sperma sulla povera protagonista. Tutti recitano senza voglia, tant’è che quando la ragazza disobbedisce alle regole i soldati, lungi dall’inseguirla, si limitano a generici “ferma” e “di lì non si può andare”.
Non certo un film per tutti, e non tanto per le numerose ma ridicole scene di violenza, quanto per l’incomprensibilità generale e il trauma che da Alien abduction potrebbe nascere. Oltretutto, far partire nel lettore questo putridume significa sorbirsi un’ora e mezza di immagini spesso non nitide e sempre fotografate con i piedi!

Produzione: USA (2005)
Scena madre: l’insopportabile nenia della addotta in sedia a rotelle. Spaventosa…
Potresti apprezzare anche…: i più brutti episodi di X-Files. Che comunque sono decisamente meglio.
Come trovarlo: Minerva Pictures!
Da guardare: per chi crede ai rapimenti alieni e vuole diventare scettico.

Un piccolo assaggio:  (guardate che povertà di mezzi…)

100 Million B.C.

Locandina giapponese. No, il dinosauro non è così grosso.

Di: Griff Furst (Luouis Myman?)
Con: Christopher Atkins, Greg Evigan, Michael Gross

2007, Hollywood: Griff Furst si guarda, in una sola serata, Stargate, Jurassic Park e 10.000 B.C. Poi, deluso dal successo di Spielberg ed Emmerich (successo che lui non potrà mai ottenere), si impasticca e beve vodka fino a scoppiare. La mattina dopo, al risveglio, scopre di aver appena proposto alla Asylum una sceneggiatura. E’ così che voglio immaginarmi la genesi di questo film. La Asylum, nonostante i passi falsi alla Transmorphers, mantiene intatto il suo basso standard qualitativo, e ci offre questa esilarante parodia involontaria della fantascienza paleolitica. Tra gli attori segnaliamo Christopher Atkins, considerato (a ragione) uno dei peggiori attori al mondo; Stephen Blackheart, già protagonista di capolavori Asylum quali Mega Shark VS Giant Octopus e 2012: Supernova, oltre che di Arma Letale 4 e del mitico Tromeo e Giuletta (!); Michael Gross, indimenticato personaggissimo della saga di Tremors, qui invecchiato e svogliato più che mai. Dopo queste credenziali, possiamo dare il via alle danze: Gross interpreta un anziano scienziato laureatosi a 12 anni, non so come ma lo dice lui nel film, che negli anni cinquanta aveva partecipato al Philadelphia Experiment, scoprendo i segreti del viaggio nel tempo. All’epoca inviò un gruppo di uomini, tra cui il fratello e l’amante (?), nella preistoria, senza riuscire a farli tornare indietro. Nel 2007 decide, in seguito al ritrovamento di alcuni bruttissimi graffiti riguardanti dinosauri, di recarsi nel Cretaceo insieme a un gruppo di marines burini. L’allegra brigata verrà decimata in meno di venti minuti da un velociraptor (patetica, come al solito, la computer graphic, qui unita ad elementi di paleologia abbastanza campati per aria), ma riceverà l’aiuto di un gruppo di primitivi, che ovviamente si rivelano essere i malcapitati scomparsi decenni prima. Nel ritorno al presente, i superstiti porteranno con sè anche una specie di tirannosauro, che inizierà a seminare il terrore in città, finchè Gross, con un paradosso temporale incomprensibile, risolverà la situazione rispedendolo nel suo tempo.
Il filmetto si presenta piuttosto bene: la regia è migliorata rispetto alle precedenti produzioni Asylum, e la fotografia rende bene il paesaggio preistorico. Ovviamente, la consistenza logica della trama è solida quanto la vaselina: al limite del ridicolo il dialogo tra Gross e il soldato, in cui si spiega perchè bisognerebbe andare nella preistoria e non semplicemente sessant’anni prima, al momento della partenza (“non sappiamo con precisione il momento in cui sono partiti”, perchè invece azzeccare il punto esatto in 70 milioni di anni è una bazzecola, com’è noto). Il realismo non esiste: la prima spedizione, abbandonata a qualche annetto di vita primitiva, è composta da bellocci ben curati, muscolosi e senza i denti rotti che ci si aspetterebbe da chi ha mangiato merda e radici nell’ultimo lustro. Spettacolare, in tutti i sensi, il minimale gonnellino della maggiorata di turno, che lascia davvero poco spazio all’immaginazione. Spendiamo poche parole per i dinosauri, disegnati forse con i pennarelli e poi incollati direttamente sui fotogrammi (le stesse scene saranno riutilizzate più e più volte), e concentriamoci sulle due sequenze che resteranno immortali. La prima è il tirannosauro che zompa come fosse alle Olimpiadi per addentare un elicottero in volo (lo stesso espediente sarà utilizzato l’anno dopo per Mega Shark VS Giant Octopus). La seconda è la presentazione della macchina del tempo: simpatica l’intenzione del regista di replicare la celeberrima scena di Armageddon. Ma in quest’ultimo film l’epicità era resa anche e soprattutto dall’ambientazione NASA: qui la macchina del tempo è un baraccone di plasticaccia e cartapesta, custodito in una fabbrica abbandonata e fatiscente, mentre un poveraccio che dovrebbe essere il capo-scienziato dirige il tutto da un gabbiotto di compensato. Ma il governo USA non dispone di qualche centinaio di dollari in più per finanziare i progetti super-segreti?
Nonostante tutto, devo ammettere che si tratta di uno dei lungometraggi Asylum più riusciti. Non ci si annoia quasi mai, e alcuni momenti riescono davvero a farci scoppiare in una sonora risata ad ogni apparizione dei 4 (quattro) dinosauri presenti nel film.

Produzione: USA (2007)
Punto di forza: una regia migliore del solito e una trama abbastanza folle da risultare godibile.
Punto debole: una recitazione micragnosa come poche e una certa dose di scene-riempitivo nel finale.
Come trovarlo: in lingua originale è piuttosto facile, ma, incredibilmente, ne esiste una versione italiana (cosa che non accade per altre opere targate Asylum).
Da guardare: insieme a Mega Shark VS Giant Octopus. Ne è un pò l’ideale “prequel”.

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=Li8IOt5Q0cY (un collage di scene ridicole!)

Transmorphers

"Transmorphers"?

Di: Leigh Scott
Con: Matthew Wolf, Griff Furst, Eliza Swenson

Non avendo mio fratello, abituale compagno di tanti trip B, mai visto un film della Asylum, ho incautamente pensato di renderlo edotto con la visione di questa oscenità, che sin dal titolo odorava di tamarrata. Intendiamoci, lo è. Ma la mia missione educativa è stata brutalmente stroncata dal peggior passo falso che questa gloriosa casa di produzione abbia mai fatto. Il film è famoso, oltre che per la mancanza di vergogna dei titolisti, per gli effetti speciali: la Asylum tocca qui l’apice della propria povertà di mezzi e del cattivo gusto. Non solo i patetici robottoni, ma anche l’ambiente esterno, le navette, gli edifici, le (due, anzi una ripetuta due volte) inquadrature della città sotterranea, e a giudicare dalla recitazione anche gli attori, tutto è realizzato in computer graphic della qualità più infima. Se avete giocato almeno una volta a Final Fantasy (qualunque episodio), fate un confronto: Playstation batte film 10 a 0. Messo in imbarazzo da tanta delusione, ho tentato di tenere aperti gli occhi di mio fratello annunciandogli una trama di quelle che solo la Asylum può inventare. Anche in questo caso, sono stato smentito: i primi cinquanta minuti sono un’accozzaglia di dialoghi assolutamente inutili e inopportuni, di errori narrativi, di ridicole schermaglie amorose e non tra i personaggi. Questi ultimi sono talmente anonimi, a cominciare dall’insulso protagonista e dalle numerose gnocche che lo circondano, che non ricordo il nome di nessuno di loro: molto meglio i robottoni, tra cui il delizioso gigante finale che serve solo a rendere più drammatica la scena. In pratica, i nostri eroi devono mettere un qualcosa in una torre che controlla tutti i robot della Terra, e che casualmente si trova a cinque minuti a piedi dalla città sotterranea (che poi, è sotterranea? Mah), bloccandoli tutti in simultanea. Alla fine ci riesce il protagonista, che scopriamo essere un androide (in effetti Blade Runner mancava all’appello), anche se ciò è impossibile perchè numerose prove nella prima ora di film lo accreditavano come umano al cento per cento. Il cielo, oscurato dalle cattivissime macchine (Blade Runner? Quale Blade Runner?) , dopo aver emesso un lampo ogni decimo di secondo per tutto il film, vedere per credere, si rischiara in quattro secondi una volta sconfitte le macchine, e il protagonista credo muoia, anche se non è detto. Vedendo le palpebre di mio fratello chiudersi tragicamente, ho giocato l’ultima carta: i dialoghi. Di solito, nei film della Asylum, c’è sempre qualche frasona epica che entra nella storia. Inutile dire che qui si pesca nel basso mercato hollywoodiano delle frasi fatte. Le numerose illogicità, come il fatto che i protagonisti abbiano tutti vent’anni (giuro! Dal primo all’ultimo!), mi ha fatto desistere, almeno per ora; ma aspettate che riesca a procurarmi Megashark VS Crocosaurus

Produzione: USA (2007)
Punto di forza: il titolo. Bisogna aver lasciato a casa il ritegno per partorire un simile obbrobrio.
Punto debole: “che palle!” (chiunque dopo i primi dieci minuti)
Come trovarlo: in lingua originale è abbastanza semplice. Chi ha bisogno dei sottotitoli, può contattarmi.
Da guardare: no. Forse è meno bello del Transformers originale. E non era facile.

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=dBroRSkfeMg (il patetico inizio)