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Juan of the dead – Juan de los muertos

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Bisogna dire che, tra questo e il Che Guevara zombi, le locandine sono geniali.

[Krocodylus, Nehovistecose]

Di: Alejandro Brogués
Con: Alexis Días de Villegas, Jorge Molina, Andrea Duro, Andros Perugorría, Jazz Vila, Eliecer Ramírez

“Oh, c’è una commedia zombi ambientata a Cuba, la guardiamo?”
Comincia così la nostra scoperta di Juan of the dead, zombi-movie satirico cubano di cui ci avevano detto un gran bene. Il filone yankee dei morti viventi ha un pò rotto le palle, diciamoci la verità: sono stereotipi che si ripetono di continuo, e anche il ridicolo involontario sempre uguale a sè stesso dopo un pò annoia (no, non è vero, continueremo a guardare i B-movies zombeschi americani perchè ne siamo dipendenti, aiutateci, è una malattia). Le recensioni online ci avevano illusi su questa produzione very-very-very-very-low budget, addirittura paragonata al geniale Shaun of the dead (se non sapete di che si tratta, vergognatevi). A nostro avviso, a unire i due film è soprattutto la fonetica del titolo. E poco altro.
Juan è uno sfaccendato cubano che ha superato i 40 anni: passa le giornate a spiare le vicine di casa, accompagnato dal suo amico guardone e pippaiolo Lazaro, si concede a una serie di focose amanti, e ha una figlia bona che però lo tratta come l’irresponsabile che in effetti è. Ex-soldato della guerra angolana, si guadagna da vivere arrabattandosi con un pò di pesca. Un giorno, l’isola caraibica è preda di un’epidemia di zombi che si allarga a macchia d’olio, nonostante i media del regime castrista ne addossino la responsabilità ad improbabili “dissidenti pagati dagli USA” (la regola del “chi ti paga?” in politica è un vero e proprio must globale). Questa apocalisse non scompone più di tanto Juan, che essendo un maestro nell’arte di arrangiarsi trova subito un modo per lucrarci: aprire un’agenzia per uccidere i parenti zombi dei cubani! L’idea sembra funzionare, grazie al formidabile team formato da Juan, Lazaro, il di lui figlio, la figlia bona e un trans che si porta dietro un enorme nero muscoloso, che però deve combattere bendato perchè sensibile alla vista del sangue (!). Ovviamente la pacchia durerà poco, perchè presto Juan e la sua squadra si accorgeranno che un’apocalisse zombi non è particolarmente facile da gestire in un business portato avanti da quattro pigri disperati.
I presupposti per un filmone formidabile c’erano tutti: pochi soldi, nessuna paura del politicamente scorretto, attori raccattati per strada (letteralmente) e uno spirito da commedia che permette di uscire dai canoni dell’horror zombesco. Ma Alejandro Brogués, semplicemente, non lo fa. Come spesso accade in questi film, bisogna considerare l’elemento horror alla pari di quello umoristico. Bene: l’elemento horror è una sequela interminabile di scene prese paro paro al cinema americano, con tanto di colpi di scena telefonatissimi che chiunque di noi è riuscito ad anticipare di un bel pò di secondi (compreso un fantamorto improvvisato che ha subito dato i suoi frutti). E l’elemento “da ridere”? Il problema è che l’umorismo del film è terribilmente dozzinale, e le “battute sagaci” si limitano a ricalcare i tormentoni di commedie becere a noi italiani ben note (oh ragazzi, ma davvero qualcuno ride ancora per la ripetizione delle parole “culo”, “cazzo” e “pompino”? Questo è il massimo dell’umorismo cinematografico mondiale? Il trans che fa doppi sensi sul proprio culo? Le prostitute tettone? A quel punto mi tenevo Christian De Sica), e come se non bastasse le due fasi si mischiano senza un minimo di costrutto.
Prendiamo Shaun of the dead: le situazioni horror e quelle comiche sono perfettamente mischiate, il non realismo è perfettamente bilanciato grazie alle trovate di sceneggiatura. Qui sembra che nessuno sapesse bene dove accidenti andare a parare e abbiano deciso di girare certe scene sul momento. Non è una questione di budget: anche su questo blog abbiamo recensito film fatti con dieci lire e un soldo di cacio, ma ricchi di fantasia e talento, o almeno buona volontà. Juan of the dead sembra girato da quattro amici con pochissima voglia che lo fanno solo perchè costretti. Il contrario dello spirito da serie Z che ci piace tanto.

Postilla: sì, ok, ci sono delle battute divertenti su Cuba, sul castrismo e sulla rappresentazione che i cubani hanno della loro storia. Va bene, le frecciatine a Fidel Castro le apprezziamo. Anche qui, però: veramente la satira più raffinata e ficcante sulla società cubana è “sono tutti zombi, ma tanto anche prima laggente era poco sveglia”? Dai, su, si può fare di meglio. Molto meglio.

Produzione: Cuba\Spagna (2011)
Scena madre: non è niente di che, ma la scena del pastore yankee ci ha spiazzati.
Punto di forza: oh, pare sia piaciuto a tutti tranne che a noi, c’è chi ha gridato al capolavoro. Magari siamo noi dei poveri stronzi e il film è una perla visionaria, chi lo sa.
Punto debole: le nostre (troppo alte) aspettative.
Potresti apprezzare anche…: Bong of the dead.
Come trovarlo: il fatto che una cosa del genere sia stata doppiata mi fa pensare che ci sia speranza per qualunque ragazzo sfaccendato che voglia provare a fare film amatoriali con gli amici. Non mollate!

Un piccolo assaggio: (anche nei commenti sono tutti entusiasti, ci sentiamo un pò degli snob a non parlarne troppo bene)

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Bruno Mattei – L’arte di arrangiarsi

Se dovessimo selezionare un regista per un film sulla nostra vita, probabilmente non sceglieremmo Bruno Mattei. Uno Spielberg, un Kubrick, per i più audaci un John Carpenter. Se però dovessimo realizzare quel film con un budget risicato, nessun effetto speciale a disposizione, e per qualche motivo volessimo ugualmente shockare e impressionare lo spettatore, allora l’artigiano del cinema romano sarebbe in cima alle nostre preferenze. Attraverso quarant’anni di cinema italiano, quattro decenni vissuti sempre in quell’ambigua etichetta che corrisponde alle parole “di genere”, Bruno Mattei ci ha insegnato che non esiste film troppo brutto, troppo spudorato o troppo estremo: quando il lavoro chiama (e per Bruno Mattei il cinema è sempre stato innanzitutto lavoro), si può solo rispondere affermativamente.

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“Mi ricordo che negli anni 70 un regista di genere guadagnava circa 8 milioni di lire a film, paragonabili a 40mila euro di oggi. Certo, se pensi ai soldi che girano in tasca a uno Spielberg…”

Bruno Mattei nasce a Roma nel 1931. Come per moltissimi registi suoi coetanei, la sua carriera inizia con una robusta gavetta: sceneggiatore, montatore, aiuto regista. Mattei collabora con registi come Jesus Franco e Joe d’Amato, stringendo sodalizi che dureranno negli anni: in particolare, si dimostra un abile montatore, capacità che sarà il filo rosso dell’intera sua filmografia. Il genere è principalmente quello del women in prison: erotismo (qualche volta in forma di pornografia esplicita), torture, ambientazioni esotiche o nazisteggianti. La censura si abbatte sistematicamente su questi film girati con pochi mezzi e, diciamocelo, scarsa qualità: lo scopo di sconvolgere lo spettatore viene però raggiunto, e il pubblico, malgrado tutto, apprezza: Mattei è pronto per il suo esordio alla regia. Fino al 1980 a farla da padrone sono principalmente pellicole soft-porno: Cicciolina amore mio (co-diretto con il re dell’hard italiano Riccardo Schicchi, “creatore” dei personaggi di Cicciolina e Moana Pozzi), Cuginetta…amore mio! (ah, i titolisti dell’epoca…), Sexual aberration. La carriera di Mattei potrebbe anche adagiarsi tranquillamente nel circuito pornografico, e spedirlo dritto dritto nell’oblio: Internet era ancora molto lontano, il cinema a luci rosse era un’industria fiorente e diffusa, e i guadagni più che soddisfacenti. Ma nel 1980 succede qualcosa, un punto di rottura nella fin lì normalissima carriera di Mattei.

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“Volevo mettere nel film [Virus] un pò di “canzonatura”, cosa che poi fu ripresa dagli americani. Si trattava sostanzialmente di smitizzare questa storia dei morti viventi, presi così maledettamente sul serio dalla trilogia romeriana…”

Zombi di Romero è uscito solo due anni prima: i morti viventi hanno riscosso un successo planetario. Mattei, che non si fa pregare quando c’è un sottogenere americano da italianizzare, realizza insieme a Claudio Fragasso (che lui definirà bonariamente “uno che fa un gran chiasso e non capisce un cazzo”) Virus – L’inferno dei morti viventi. Il film, basato su un’epidemia zombi vista con gli occhi di quattro soldati spediti in Nuova Guinea, riprende moltissime sequenze direttamente dal capolavoro di Romero, ambientate però in Guinea (in realtà la Spagna), e soprattutto ha la stessa colonna sonora. Mattei raccontò di come avesse chiesto a Bixio, editore musicale dei Goblin, di poter utilizzare le musiche di Zombi per il suo film; essendo “molto amico” di Mattei, non ci fu alcun problema. Pare che i Goblin non la pensassero proprio allo stesso modo sul fatto che le loro musiche venissero utilizzate in più film solo per una questione di guadagni, ma questa non era cosa che potesse impensierire Mattei e il suo socio. Virus, che presenta effetti speciali molto caserecci e l’interpretazione assolutamente sopra le righe di Franco Garofalo nel ruolo del soldato Zantoro, divenne un cult. La coppia Mattei-Fragasso era pronta per ritagliarsi uno spazio nel cinema di genere. Nei crediti, Mattei si firmò come Vincent Dawn, primo di tantissimi pittoreschi pseudonimi adottati dal regista di Roma: Jimmy Matheus, Pierre LeBlanc, Bob Hunter, William Russell. Oltre ad essere un tratto distintivo suo e di Fragasso, questo continuo cambio di pseudonimo renderà ancora più difficile stilare una sua filmografia completa. Mattei è camaleontico, specializzarsi in un singolo genere è qualcosa di estraneo al suo modo di lavorare, così come limitarsi al mercato italiano: d’altra parte, gli pseudonomi erano una prassi diffusa nel cinema del Belpaese, fin dai tempi di Sergio Leone\Bob Robertson in Per un pugno di dollari.

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“Alcuni errori nei film erano davvero dilettanteschi, ma questa non è una critica: erano film di cassetta, erano fatti così. Mattei era un tipo simpatico, ma non so quanto fosse davvero interessato al cinema…” (Al Festa su Bruno Mattei)

Il decennio 1980-1990 costituisce l’apice della “contaminazione” matteiana: women in prison (Violenza in un carcere femminile, 1982), erotico (Nerone e Poppea, 1982), post-apocalittico misto a horror (Rats, 1984, in cui l’utilizzo di ambientazioni riciclate dalla lavorazione di C’era una volta in America aggiunge un ulteriore tocco di stile allo stile del regista), ancora zombi (Zombi 3, 1988, frutto di una clamorosa collaborazione Mattei-Fulci-Fragasso), azione bellica (Strike Commando, 1987), fantascienza (Terminator 2, 1990), fantascienza bellica (Robowar, 1989). Nessun genere è risparmiato dalla furia iconoclasta del duo e di Mattei in particolare. Il copione è sempre lo stesso: film “commissionati” per sfruttare questo o quel successo cinematografico, spesso made in USA; budget ridottissimi; possibilità, per l’artigiano Mattei, di utilizzare tutte le proprie trovate estreme e trash e tutti i propri mezzi, spesso con un gruppo di attori ricorrenti (Romano Puppo, Massimo Vanni) e con Al Festa alle musiche. Le pellicole sono generalmente ricalcate senza alcuna vergogna su altri film più celebri (Zombi, Robocop), con l’apoteosi di Terminator 2 – Shocking dark, che oltre a sfruttare ignobilmente il titolo del kolossal di Cameron mischia in maniera abbastanza casuale elementi di quest’ultimo e di Aliens ambientati in una Venezia post-apocalittica!

Marchio di fabbrica del duo, ma soprattutto di Mattei, è l’utilizzo di spezzoni tratti da documentari, o direttamente da altri film: la differenza è palese, spesso si tratta di ambientazioni totalmente diverse e di grafiche ancora più distanti, che creano un effetto straniante e involontariamente comico. Ma Mattei non è uno che abbia mai avuto problemi a lavorare con materiale scadente: che fossero film porno o cannibal-movies, gore o fantascientifici, il “mercenario” faceva ciò che gli veniva chiesto, sempre con un gusto particolare per l’eccesso e lo shock. Massacrato dai critici (non senza qualche ragione, per la verità), disprezzato dal pubblico più sensibile, Mattei faceva la fortuna dei produttori per la sua poliedricità: lui faceva sì film di serie C (ma anche D, E, Z…), ma non c’era genere che non rientrasse nel suo palmares. Pur sbertucciando sempre i “pregiudizi” della critica verso il cinema di genere, alimentava questo suo personaggio con dichiarazioni che bene rendevano la sua concezione del cinema (a un giornalista che gli chiese se avesse mai ripreso un vero lebbroso per risparmiare sul make-up, rispose: “no, ma mi hai dato un’idea!”), senza pretese autoriali, ma considerando il cinema come un lavoro, per quanto particolare, con i suoi meccanismi, le sue opportunità e le sue vicende umane. Gli anni ’90 e i primi del nuovo millennio vedono tramontare il cinema di genere italiano. Molti registi si rassegnano e si convertono a generi nuovi, o al lavoro in tv. Molti, ma non Bruno Mattei: lui continua imperterrito a sfornare pellicole su pellicole, sempre con budget ridicoli e sceneggiature ancora più ridicole. E’ un ritorno alle origini per Mattei, che decide di virare nuovamente sull’erotismo, con una serie di soft-thriller molto dimenticabili (Snuff killer – La morte in diretta, Belle da morire). Il cinema del duemila sembra aver dimenticato la stagione dei Mattei, dei d’Amato e persino dei Fulci (anche se quest’ultimo subirà una rivalutazione post-mortem). Ma Mattei tira dritto per la sua strada, e riesce a girare addirittura dei cannibal-movies fuori tempo massimo (Mondo cannibale), una sorta di mischione tra Dal tramonto all’alba e La mummia (La tomba), un women in prison (Anime perse), e soprattutto due film di zombi, tra cui il delirante Zombie – The beginning, entrambi inediti in Italia, e non importa che nel frattempo il mondo sia cambiato e la percezione del cinema non sia più la stessa.

Sono le ultime cartucce del regista, che muore nella sua Roma il 21 maggio del 2007. Contrariamente a Fulci, non sembra ci si appresti a rivalutarne l’opera, e in effetti non pensiamo che fosse quello l’intento di Mattei. Non risulta che girare capolavori sia mai stato un suo obiettivo: piuttosto, ha dimostrato come l’eccesso e la povertà di mezzi non siano inconciliabili, e che con la giusta dose di spudoratezza e inventiva si possono realizzare dei film. Che sicuramente non brillano per qualità o accuratezza della realizzazione, ma che sono nel cuore di ogni romantico adoratore del cinema di serie B. O D, o E, o Z…e tornando alla scelta del regista per un film sulla propria vita, no, non sceglieremmo Bruno Mattei. Ma se lo facessimo, statene sicuri, riuscirebbe a girarlo con diecimila lire, Al Festa alla colonna sonora e spezzoni di cresime e matrimoni altrui inseriti nel filmato.

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“Sergio Grieco ha fatto degli ottimi film, eppure anche per lui mai nessuna ribalta significativa: oggi non si sa neppure se sia mai esistito. La cosa più triste è che al funerale di Sergio c’eravamo solo io e il produttore. Ma il mondo del cinema è spesso così, crudele e senza riconoscenza.”

 

Le citazioni di e su Bruno Mattei sono tratte da:

Questa bella intervista al regista

Questa nostra intervista ad Al Festa

Dall’altra parte del cult – Intervista a Jim Wynorski

Jim Wynorski ritratto tra i poster di due suoi film.

Seconda intervista internazionale per la Cinewalkofshame, dopo quella a Bill Oberst Jr. Oggi parliamo con Jim Wynorski, un’istituzione nel campo dei B-movies. I film da noi recensiti (Komodo VS Cobra, Bone eater) sono appena un frammento di una carriera lunga più che trentennale. Jim ha iniziato con un maestro come Roger Corman, e ha stabilito un forte legame con l’Italia (oltre ad essere appassionato di spaghetti-western) vivendo a Roma per alcuni mesi. Ecco la sua intervista (l’originale in inglese la trovate qui).

K: Ciao Jim, e grazie! Leggo da Wikipedia: “ha diretto oltre 75 B-movies”. Come inizia la tua avventura nel mondo del cinema?

JW: Ciao a tutti! La mia carriera nei film è iniziata nel 1979, quando ho lavorato per il produttore Herbert B. Leonard (Rin Tin Tin, Route 66) a un pilot per la Tv basato sul film All american boys. Era interpretato dalla teenager rubacuori Shawn Cassidy e durò solo una decina di episodi circa. Era girato in Georgia e nel volo di ritorno da Atlanta mi sono imbattuto in una persona che conosceva Roger Corman. Ci ha presentati due settimane dopo e così è iniziata la mia carriera nell’exploitation. All’inizio mi limitavo a creare locandine e trailer, ma presto, gradualmente, ho cominciato a scrivere alcuni copioni (Forbidden World, Sorceress e Screwballs). Ho iniziato a scrivere e dirigere con The lost empire e Supermarket horror.

K: Sei considerato uno dei migliori registi di B-movies di tutti i tempi. Cosa pensi di questa definizione?

JW: Bè, suppongo che, considerando la mia longevità nel business cinematografico, si possa dire che tre decenni di lavoro rappresentano una sorta di riconoscimento. Non sono sicuro di essere il migliore; forse il più divertente…

K: Sicuro! Hai collaborato con Roger Corman, unanimemente considerato il “padre dei B-movies”. L’allievo ha superato il maestro?

JW: Roger Corman sarà sempre l’unico regista che tutti conosceranno come “re dell’exploitation“. Cerco soltanto di seguire le sue orme, facendo meglio che posso.

K: Sei famoso per i tuoi monster-movies, ma hai diretto un sacco di generi diversi; qual’è il tuo preferito, se ce n’è uno? Proprio il genere mostro?

JW: Sono cresciuto guardando film horror e di fantascienza in televisione, a New York, quindi non c’è da stupirsi se gravito spesso attorno a quei generi. Ma ad esempio adoro anche i western (specialmente quelli italiani), i film d’azione e ogni altro genere. Titoli come Il mercenario, Vamos a matar companeros e Django sono alcuni dei miei western preferiti. Mi piacciono anche Diabolik di Mario Bava e La resa dei conti di Sergio Sollima.

K: Ho notato che tu hai lavorato con molti attori altrimenti destinati a essere ingiustamente dimenticati; Kevin Sorbo, Michael Madsen, Michael Parè, lo stesso David Carradine. Li hai resi protagonisti dei tuoi film. Cosa ci dici al riguardo?

JW: Se ho ben capito cosa intendi, ti posso dire solo questo: quegli attori sono bravi a fare ciò che fanno, sul set sanno sempre ciò che devono fare e, soprattutto, rientrano tutti nel mio standard di prezzi. E aggiungo che tutti loro hanno (o avevano, come ad esempio David Carradine) una bella personalità, che rende facili il lavoro di squadra sul set.

K: Parliamo di due tuoi film che sono probabilmente il tuo fiore all’occhiello: La maledizione di Komodo e Komodo VS Cobra: cosa ci racconti sulla lavorazione di questi film?

JW: Credo che esiterei a definirli “il mio fiore all’occhiello”, ma sono stati entrambi molto divertenti da fare. Il primo film è nato mentre ero alle Hawaii a girare una commedia, Treasure hunt. Ho preso tre attori e li ho portati in un posto defilato, ad una cascata, nel loro giorno di riposo e abbiamo girato quello che sarebbe stato il primo segmento della Maledizione di Komodo. Più tardi, quando sono tornato a Los Angeles, Steve Latshaw ha scritto l’intero script basato su quel segmento che avevo già girato. Il tutto si è rivelato piuttosto divertente, dato che mi hanno chiesto di fare un sequel. Ho detto che l’avrei fatto se avessero mandato me e l’intero cast alle Hawaii a girarlo…come poi è successo.

K: Mi hai detto di essere un fan del cinema italiano. Come saprai, l’Italia ha una lunga tradizione di film di fantascienza, e soprattutto horror, a basso costo. C’è qualche regista italiano tra i tuoi punti di riferimento? Quali consideri i migliori?

JW: Amo il cinema italiano, specialmente quello che va dagli ultimi anni ’50 al 1975, quando guardavo di tutto, dal peplum al western, all’horror, alla fantascienza, giallo e gotico. I film sugli “uomini forzuti” alla Hercules sono stati i primi, poi ho trovato le opere di Bava, Argento, leone, Corbucci, Sollima, Caiano e una miriade di altri. Tutto è culminato nel 1969, quando mi sono seduto su una spiaggia per due mesi per imparare la lingua italiana; quindi ho scritto, ovviamente in italiano, al produttore Alberto Grimaldi; ero alla ricerca di lavoro. Sorprendentemente, mi ha risposto di sì, e sono stato a Roma per sei mesi a lavorare come assistente di scena. Ho avuto modo di collaborare a un paio di western, ma nel 1970 i generi “crime” e giallo iniziavano a dominare la scena. Non mi importava più di tanto, perchè era la mia prima esperienza nella realizzazione di un film. Un “bravo” (in italiano, n.d.a.) a tutti gli artigiani di quel tempo che hanno aiutato il “ragazzo matto dall’America”. Riesco ancora a leggere l’italiano, ma da molto tempo ho perso la capacità di parlarlo fluentemente. Forse se tornassi per qualche mese, chi lo sa? Quien sabe? (gioco di parole sul titolo del celebre film di Damiano Damiani, n.d.a.)

K: Oggi come oggi, i B-movies conoscono una rivalutazione; è quello che cerchiamo di fare nel nostro blog per diffondere questi film così divertenti! Secondo te potrebbe essere l’inizio di una nuova età dell’oro per questo genere?

JW: I B-movies non scompariranno mai. Il pubblico li vuole, ne ha bisogno. Cambia solo il sistema di farli e di consegnarli: una volta era il drive-in, poi le VHS, poi i DVD, ora Internet e Netflix.

K: Quali consigli daresti a un giovane regista? Hai realizzato più di 70 film senza i mezzi, ad esempio, di uno Spielberg. Pensi che questo possa essere un incoraggiamento per gli aspiranti registi?

JW: Personalmente non mi piace la competizione, ma se devo dare un consiglio a un aspirante regista dico questo: prendi una videocamera il prima possibile e inizia a girare. Usa la tua immaginazione e continua a girare. Se hai quello che ci vuole, il successo ti troverà.

K: Grazie Jim! Puoi fare un saluto ai lettori della Cinewalkofshame? Uno dei primi film da noi recensiti era proprio Komodo VS Cobra!

JW: Ringrazio la Cinewalkofshame per aiutarci a portare la torcia, mantenendo viva e vegeta la scintilla dei B-movies. Un “bravo” a tutti voi!

Che dire? Un “bravo” a te Jim! La frase “I B-movies non scompariranno mai. Il pubblico li vuole, ne ha bisogno” è ufficialmente il motto della Cinewalkofshame! E passa a trovarci in Italia, quando vuoi!

Krocodylus1991

Dall’altra parte del cult – Interview with Jim Wynorski

Jim Wynorski between the posters of two of his films.

This is the second international interview for our blog! After Bill Oberst Jr., we have as a guest Jim Wynorski, an institution in the world of the B-movies. Jim started with a master like Roger Corman, and has established a strong link with Italy (as well as being fond of spaghetti-western) living in Rome for some months. This is the interview, and this is the Italian version.

K: Hi Jim and thank you! From Wikipedia: “he has directed about 75 movies”. How your adventure in the world of cinema commence?

JW: Hi everyone, my career in movies began in 1979 when I worked for producer Herbert B. Leonard (Rin Tin Tin, Route 66) on a Tv pilot based on the film Breaking away.  It starred teen heartthrob Shawn Cassidy and only lasted about 10 episodes. It was shot in Georgia, and on my flight back from Atlanta I ran into someone on the plane who knew Roger Corman. He introduced me about two weeks later and my career in exploitation movie making began. At first, it was limited to creating advertising posters and trailers, but I soon graduated to writing scripts as well (Forbidden world, Sorceress and Screwballs). After that I started writing and directiing with The lost empire and Chopping mall.

K: You’re considered one of the best director of B-movies all time. What do you think about this definition?

JW: I suppose if you consider my longevity in the motion picture business, you could say that three decades of work qualifies me for some sort of recognition.  I’m not sure if ‘best’ is the right word, however; maybe ‘funniest.’

K: Sure! You collaborated with Roger Corman, who is considered “the father of the B-movies”. Can we say the pupil outdoes the master?

JW: Roger Corman will always be the one director everyone looks to as the “King of Exploitation.’  I’m just following in his footsteps and doing the best I can.

K: You’re famous for your monster-movies (like Curse of Komodo and Komodo VS Cobra; we’ll talk about those movies in the next questions), but you directed a lots of different kinds of movies; which genre do you prefer? Monster-movie?

JW: I was brought up watching science fiction and horror movies on television in New York, so it’s no wonder I gravitate toward the genre.  But I also love westerns (especially Italian Westerns), action movies and all sorts of other types. Titles like Sergio Corbucci’s Il mercenario, Vamos a matar companeros and Django are some of my favorite western films of all time. I also love Bava’s Danger Diabolik and Sergio Sollima’s La resa dei conti.

K: I noticed that you worked with a lot of actors who were unfortunately destined to the oblivion; David Carradine, Kevin Sorbo, Michael Parč. You make them protagonists in your movies. What can you tell us about this?

JW: I’m not sure if I totally understand the question, but the actors you name are 1) good at what they do, 2) always come to set knowing their lines and most importantly 3) they are all in my price range. And I guess I should add that they all have/had nice personalities that make them easy to work with on location.

K: Let’s talk about two movies that are probably your greatest hits: Curse of Komodo and Komodo VS Cobra; what can you tell us about the processing of these movies?

JW: I would hesitate to say that these are my greatest hits, but they were both fun to make. Curse of Komodo got started when I was off in Hawaii shooting a comedy called Treasure hunt. I took three of the actors to a secluded waterfall  location on their day off and shot what would become the first segment of Curse. Later, when I returned to Los Angeles,  Steve Latshaw wrote the entire script based on segment I had already shot on location. It all turned out rather fun; so much so that they asked me to do a sequel. I said I would do it provided they sent myself and the entire cast to Hawaii to film it…which they did.

K: You tell me you are a fan of Italian cinema. As you know, Italy has a long tradition of low-budget horror and sci-fy movies. Is there some Italian director between your points of reference? Which directors you consider the best?

JW: I love Italian cinema, especially from the late 1950s through 1975, when I was watching everything from peplums  to westerns, horror, sci fi, giallos, gothics, etc. etc.   The Hercules/muscle man pictures were my first introduction, but then I found Bava, Argento, Leone, Corbucci, Solima, Caiano, and a host of others.  It all culminated in 1969 when I sat on the beach for two months learning the Italian language, then writing to producer Alberto Grimaldi in Italian looking for a job.  Surprisingly, he answered with a ‘yes’ and I went to Rome for half a year to work as a production assistant. I got to work on a few westerns, but by 1970 the ‘crime’ and ‘giallos’ were taking over.  I didn’t care, because it was my first introduction to film making. Bravo to all the artisans from that time who helped out the ‘crazy kid from America.’ I can still read Italian, but I long ago lost the ability to speak it fluently. Maybe if I returned for a few months, who knows (Quien sabe?).

K: Nowadays, the B-movies are appropriately revalued. In our blog, we try to make famous this kind of entertaining movies. In your opinion, could it be the beginning of a new golden age for the B-movies?

JW: B-movies will never go away. The public wants them, needs them. Only the delivery system changes. Once it was the drive-ins, then VHS, then DVD, now Internet and Netflix.

K: What advice would you give to a young director? You realized more than 70 movies even without Steven Spielberg’s money. Do you think this could be an encouragemente for the aspirant directors?

JW: I hate competition, but if I had to give aspiring directors a piece of advice, I would say this:  pick up a camera as soon as possible and start shooting.  Use your wildest imagination and keep shooting.  If you’ve got what it takes, success will find you.

K: Can you make a dedication to the readers of Cinewalkofshame? One of the first movies we reviewed was Komodo VS Cobra!

JW: I thank Cinewalkofshame for carrying the torch, keeping the spark of B-Movies alive and well. Bravo to you all!

What can we say again? Thank you Jim! Come and visit us in Italy!

Krocodylus1991

Bone eater – Il divoratore di ossa

Continua così, Jim!

[Krocodylus1991, Nehovistecose]

Di: Jim Wynorski
Con: Paul Rae, Adrian Alvarado, Bruce Boxleitner

Jim Wynorski è un regista da tenere d’occhio. Autore di oltre 75 B-movies, è la dimostrazione che chiunque di noi può portare sullo schermo ciò che vuole, con una spesa che a vedere Bone eater si aggira intorno ai sessanta\settanta euro. Per l’occasione, il prode Jim utilizza un elemento mai usato prima d’ora: uomini bianchi che costruiscono in un vecchio cimitero indiano e spirito cattivo che conseguentemente si vendica. Non ve lo aspettavate, eh? Ma vediamo più da vicino la situazione: il nostro protagonista è uno sceriffo, a metà tra Bill Clinton e Michael J. Fox, che ritorna dopo anni al paesello da cui lui, indiano rinnegato, era partito per non si sa dove. Per rinforzare il plot si trascina dietro pure la figlia scassapalle diciassettenne (anche se l’attrice ne ha ben di più…), con cui ovviamente non va d’accordo. Ma nella cittadina qualcuno trama: l’industriale Krantz (no, non è il cattivo di Indiana Pipps) ha scoperto che nel suo cantiere, un mega impianto da centodieci milioni di dollari per una struttura in mezzo al deserto dove nessuno abiterebbe mai, gli operai rinvengono un sacco di scheletri indiani; per evitare ritardi nei lavori, chiede ai suoi apatici sottoposti di coprire tutto. Questa azione scellerata, però, risveglia il “mangiaossa”, spirito indiano in cerca di vendetta; vedremo in seguito quanto poco senso abbia un simile nome. La polizia cittadina sembra uscita da una puntata dell’Ispettore Gadget; lo scheletrone uccide, indisturbato: una coppietta, il conducente di un camion, tre operai in moto, tre operai a piedi, un direttore dei lavori, Krantz e il suo tirapiedi. E lo sceriffo fa spallucce; quando però viene ucciso Nube Tonante, il capo indiano, allora s’incazza e prepara il confronto finale. Abbandonato un ridicolo cappottone simil-Chuck Norris che indossa per venti minuti nonostante tutti siano in maniche corte, lo sceriffo si riscopre indiano: prende il cavallo, si trucca, affronta a mani nude un dissidente pelatone che sembra Mastro Lindo e cavalca verso il mostro. Poi ci ripensa, scende da cavallo, lo colpisce con una mazzata (per ucciderlo bisognava usare una specie di ascia da guerra che il protagonista ritrova in modo alquanto improbabile) e sorride andandosene con i tre ggiovani comprimari.
Wynorski si presenta sotto lo pseudonimo di Bob Robertson, già usato da Sergio Leone (che sta rivoltandosi nella tomba) per costruire un horror-western-trash all’indiana. E il risultato è sorprendente: nonostante il tema della vendetta per il cimitero profanato abbia un pochettino stufato, non c’è un solo minuto di film in cui lo spettatore possa annoiarsi. Le prime scene al cantiere, e tutte quelle con questa ambientazione, sono meravigliose: le comparse che interpretano gli operai non hanno probabilmente mai preso in mano un badile, poichè non fanno altro che gironzolare a casaccio. I ritrovamenti di scheletri sono memorabili: insieme a ossa di plastica, sono visibili vasi di pessimo gusto, intatti e senza un granello di polvere dopo duecento anni di sepoltura. Il mostro appare e scompare a seconda delle esigenze registiche: realizzato con poche lire di computer grafica, a un certo punto raddoppia di dimensioni senza un valido motivo. Ciò che lascia esterrefatti è il suo modus operandi: gli basta sfiorare le vittime e queste…si polverizzano (clamoroso errore: perchè il vice-sceriffo viene toccato e se la cava con un braccio amputato?)! Altro che “mangiaossa”…Sul filo del ridicolo le interpretazioni di tutti gli attori, soprattutto della figlia; tra l’altro, grazie a un doppiaggio da incompetenti, tutti parlano come dei libri stampati, accentuando l’effetto di ridicolo che comunque già abbondava. Da segnalare poi la figura del bieco Krantz; a parte il fatto che lui si bulla di essere tanto potente ma alla fine viene sbeffeggiato da tutti, il suo tirapiedi è il personaggio più umile, bistrattato e senza spina dorsale della storia del cinema. C’è poco altro da dire: Jim Wynorsky è Jim Wynorksi, e questo è il suo stile. Oltretutto, grazia alla mancanza di splatter e truculenza, anche i bambini potranno farsi due risate con questa perla!

Produzione: USA (2007)
Scena madre: la cavalcata finale dello sceriffo con musica plagiatissima da Morricone e il ridicolo scontro che ne segue.
Punto di forza: pur senza uno straccio di effetto speciale, non è mai noioso, anzi, è piuttosto divertente!
Punto debole: allo stesso tempo, gli amanti dell’horror potrebbero storcere il naso per l’identico motivo.
Potresti apprezzare anche…: Komodo VS Cobra o qualsiasi altro film di questo regista!
Come trovarlo: per quanto sia sconosciuto, è piuttosto semplice trovarlo, anche in italiano. Su Internet basta una ricerchina.

Un piccolo assaggio: (trailer originale)

Dall’altra parte del cult – Interview with Bill Oberst Jr.

3 Bill Oberst Jr.’s portraits: normal, zombie and Abe Lincoln!

This is the original version of the interview to Bill Oberst Jr. realized by Cinewalkofshame (here in italian). Thanks, Bill!

K: Hi Bill! You are famous to be specialized in historical roles. You have been Jesus Christ, Abraham Lincoln, Mark Twain and John F. Kennedy. Why this preference for really existed characters? Is play a historic character more difficult than a fictional?

B: Well first let me apologize for not speaking proper Italian and causing you to have to translate! I am a big fan of Italian cinema and should learn to speak the language. It is an honor to be interviewed by the Cinewalkofshame! I like your blog for exposing some us who work in B-movies to your readers and I definitely do not take myself or my own B-movies seriously, so we are a good match! As for your question, yes, a historical character is more difficult to play than a fictional one but I enjoy the challenge always. I love the fact that all human beings are a mixture of good and bad traits. Historical characters tend to be shown only as one or the other; only in black and white. My job as an actor when I play men of history is to find the space in between – to show them as both great men and ordinary men at the same time. That is what makes it fun. I like tension and conflict in a character, and all of us have that inside. I love history myself, so when I play history I want it to be real, even if the movie is not.

K: You start your career like a theater actor,  Can you tell us how did you commence your adventure in the world of cinema?

B: I made my living in professional theater for 14 years and never thought about doing a film role. Then a friend asked me to audition for the role of a famous general from the American Civil War, General W.T. Sherman. He was notorious in American history for leading a march through the American South called Sherman’s March, where his men raped and plundered and burned the landscape to break the spirit of the South. Sherman was one of Lincoln’s favorites and Lincoln authorized the march. Sherman is the one who first said “War is hell.” He also said “War is cruelty; the crueler it is, the sooner it will be over.” I was raised in the American South and had been taught in school  about Sherman as a devil, so I thought it would be fun to audition. I did and I got my first TV role playing him in the TV docudrama called Sherman’s March. It won awards and that’s what got me into the world of TV & film and out to Los Angeles, where I have been for 4 years. I’ve done about 80 TV & film projects so far.

K: An Italian film critic called you “the new face of independent horror cinema”; but what’s your favourite kind of movie? Horror, sci-fy, thriller?

B: I do like the horror, sci-fy and thriller genres very much, yes! I think that we are all afraid of our common enemy – death. And films that are able to deal with the things that scare us do a great service besides entertaining us. Good horror movies can be cathartic and fun, although there are a lot of bad ones made, that’s for sure! I would be so happy to play a small part in lifting the horror film genre back up to it’s former glory. I would very much like to come to Italy to do a great horror film there. I think classic horror mixed with the great traditions of Italian cinema is a tasty combination!

K: Let’s talk about Abraham Lincoln VS Zombies, a film that I liked very much. How was interpretate a character like Abraham Lincoln, an important figure in american history? And what do you think of the bizarre idea of a “zombie hunter President”?

B: Thank you for liking that little zombie movie! Our budget was small and you know how that goes, but everyone tried to make a fun movie. For me, I just wanted young people who might watch it to get a little bit of the real Abraham Lincoln’s character and strength, so I tried to play him straight. Lincoln was a great man and he should not be made into a joke. I suppose if he had actually fought zombies he would have done it the same way he led America through the Civil War – with strong resolve and with kindness when the fight allowed for kindness. The writer & director Richard Schenkman made clear to me that he wanted the Lincoln of history who just happened to be fighting zombies, so I tried to give that to him and to the audience. I was excited to be able to do the Gettysburg Address in a zombie movie!

K: I liked your performance in this movie; in my opinion, you make credible a strange story like A.L. VS Zombies. Can you tell us some anecdote about the processing of the movie?

B: I spend much time alone away from everyone else during the filming, thinking about what Lincoln went through during the real war and praying that God would allow me to show a little of who he really was even in a zombie movie! I did spend a lot of time, though, with Baby Norman, the wonderful and gorgeous actress who played Lincoln’s long-lost love Mary Owens, who in the script has become a prostitute in Savannah, GA. We had a scene where Lincoln encounters Mary Owens in a cellar and Mary slaps Lincoln’s face for leaving her all those years ago. Baby Norman said “Bill, I don’t want to hurt you with the slap so let’s practice it.” I said “Baby, this woman is seeing a man who she loves and hates at the same time – it has to look real for the audience. You just let it go. Give it to me.” She said “Are you sure?” I said “Yes! Lay it on me.” Well let me tell you, she did give it to me! When the cameras rolled she pulled back her arm and slapped my face so hard I nearly fell down. My ears rang for the rest of the day. But it was worth it. It was real. I hate fake-looking stuff in movies! And later one when we did a tender scene together where Lincoln was telling Mary that he still loved her, the sting of that slap made it so real. Baby is great. I hope to work with her again. I always do my own stunts whenever I can. You are talking to a man who crawled naked on his belly across sharp rocks on a dungeon floor just to get a 5 second shot for a horror movie that will probably never even be released! You have to be a little crazy to be in this business.

K: Some days ago, I’ve seen Take That Lollipop. It’s incredible! Do not be offended, but when you look at the camera I got chills! It’s an avveniristic kind of movie: each viewer can have its own personalized movie. What do you think about this?

B: Ah yes, Take This Lollipop was good to me! Jason Zada, the director, is the genius behind it. I am just grateful that he chose me to play the Facebook Stalker. Take This Lollipop gave me the creeps when I ran the application on my own personal Facebook profile, even though I knew it was me! Very creepy Halloween concept. Take This Lollipop won a 2012 Daytime Emmy Award.  Will soon be made ​​a sequel.

K: You have role models? Which actor you feel more similar to you?

B: I love the work of any actor who plays dark, conflicted characters. My heroes go back to the silent movie days of Lon Chaney Sr. and go on through Boris Karloff, Peter Lorre, Vincent Price, Christopher Walken, Willem Dafoe. I really like the work of Sean Harris. Michael Caine is my film God. There is an Italian actor of the 60’s & 70’s whose vibe I like, Maurice Poli. Harvey Keitel is brilliant. Jurgen Prochnow is fascinating to watch and I get compared to him often.

K: Which advices would you give to a young actor who moves his first steps in front of the camera?

B: Take chances. Be bold. Be willing to make a fool of yourself. Hold back nothing. Know where your light is. And don’t blink.

K: Can you explain us your future projects? Both theater and cinema, of course!

B: Thank you for asking. For those who may be interested, I would invite them to my IMDb page. In the horror genre, I have lead roles in two film projects coming up that I know will have international appeal. One will be filmed next year by the Australian director Mark Savage and is set in the world of a mysterious underground carnival filled with human freaks. It is called Circus Of Dread. The other film is finished and will be released early next year. I play a cult leader in the desert with a group of young people – it is called Children Of Sorrow, from director Jordan McClure, who directed Bill Moseley in Rogue River. Both of these films will be disturbing and, to some, shocking, but neither is gory. I think gore has been done to death, pardon the pun. I like horror of the mind much more, and body-horror, too. For those who enjoy the dark noir genre, I would invite you to spend 10 minutes with an award-winning short film by the talented young filmmaker Michael Bonomo. It is called Assassins. I play a veteran hitman. The short version is the featured video on the main page of my YouTube Channel. I am on set right now filming a lead role in a thriller called Deadly Revisions and go straight from that onto the gritty drama Coldwater.
My next television project will be hosting an a TV series called The Dark Cinema featuring short horror films from around the world. I’ll also be in The Hallmark Channel movie The Confession in which I reprise my role as an Amish father from Hallmark Channel’s The Shunning, both directed by Michael Landon, Jr.
In the theater world I am a huge fan of the late Ray Bradbury and want to start touring with a one-man show of some of his short stories. I am performing at the Ray Bradbury Storytelling Festival on Halloween weekend in his hometown of Waukegan, IL doing his short story Pillar Of Fire. If I can get permission to do the one-man show I will tour it around the world, maybe mixed with some Edgar Allan Poe and H.P. Lovecraft stories. I will come to Italy with it, for sure!
Finally, I have a demon project in development called Lord Bateman which is set in Europe and I would love to hear what Italian horror fans think of. You can read about it here.
I will stop there! I love what I do and could go on and on but I must not abuse your readers!

K: I finished with a desire: can you wrote a dedication for the readers of Cinewalkofshame, who agree about your excellent performance on A.L. VS Zombies and Take That Lollipop?

B: Yes of course. I will say that I love Cinewalkofshame and and am proud to be featured here! Acting is my passion and even if every movie I am in is not a winner, I always want to entertain people when I am onscreen. I am not ashamed to be on the Walk Of Shame. Thank you again, and I hope your readers will feel free to contact me with any thoughts or ideas. The audience is king and my job is to please the king.

Contacts:
http://www.youtube.com/billoberstjr
http://www.billoberst.com/
In addition to answering the questions, Bill wanted to pay homage to the blog with a gift that honors us, and which we publish below. Thank you, President Lincoln!

Dall’altra parte del cult – Intervista a Bill Oberst Jr.

Bill Oberst Jr. al naturale, in versione zombie e in versione Abe Lincoln!

Il protagonista di questa intervista, la prima a varcare gli italici confini, è Bill Oberst Jr. Attore in Abraham Lincoln VS Zombies della Asylum, si impone nel cinema horror indipendente anche grazie al corto Take that lollipop, di cui consigliamo vivamente la visione gratuita online. Bill ha visitato il nostro blog e gli è piaciuto, nonostante le difficoltà linguistiche (la mia poca conoscenza dell’inglese e la sua dell’italiano non hanno aiutato), ed è stato ben contento di farsi intervistare. Ovviamente, noi lo ringraziamo per questo! La traduzione in italiano è stata faticosa, e alcune frasi sono state scritte in modo diverso dalla versione inglese, ma sempre restando fedeli alle sue parole. Chi volesse leggere l’intervista nella lingua originale (e farsi due risate con il mio inglese da seconda media) può farlo a questo link.

K: Ciao Bill, e grazie per essere qui a rispondere alle curiosità della Cinewalkofshame! Tu sei specializzato in ruoli storici. Sei stato Gesù, Lincoln, Mark Twain e JFK. Perchè questa preferenza per i personaggi realmente esistiti? Recitare un personaggio storico è più difficile di uno fittizio?

B: Innanzitutto mi scuso per non saper parlare un italiano approppriato, e per costringerti a tradurre! Sono un grande fan del cinema italiano e forse dovrei imparare un pò la lingua…è un onore essere intervistato dalla Cinewalkofshame! Il blog mi piace perchè parla ai lettori di noi che lavoriamo nei B-movies; io sicuramente non prendo sul serio il mio lavoro in questo tipo di cinema, quindi siamo un buon duo!
Per rispondere alla tua domanda, direi di sì, un personaggio storico è più difficile di uno fittizio, ma è una sfida che accetto sempre volentieri. Amo la doppia natura di ogni essere umano, un misto di tratti buoni e cattivi. I personaggi storici tendono a essere mostrati solo da un lato o dall’altro, bianco o nero. Il mio lavoro di attore quando impersono un personaggio storico è trovare un equilibrio tra i due elementi, per mostrare il personaggio come un uomo che fa la Storia e un comune mortale allo stesso tempo. E’ questo che lo rende divertente. Mi piacciono la tensione, il conflitto di un personaggio; è qualcosa che tutti noi abbiamo dentro. Inoltre sono appassionato di storia, così quando la interpreto cerco di essere realistico, anche se la trama del film non lo è.

K: Tu hai iniziato come un attore di teatro; ma com’è stato il tuo ingresso nel mondo del cinema?

B: Ho svolto il mio lavoro a teatro per 14 anni e sinceramente non avevo mai pensato di interpretare un ruolo sul grande schermo. Poi un amico mi ha chiesto un provino per il ruolo di un famoso generale della Guerra Civile Americana, W.T. Sherman. E’ famoso nella storia americana per aver guidato una marcia negli Stati del Sud chiamata “Sherman’s March”, in cui i suoi uomini saccheggiarono, violentarono e bruciarono tutto ciò che trovarono per spezzare il vigore del Sud. Sherman era uno dei favoriti di Lincoln, che autorizzò la marcia; era un uomo che diceva “la guerra è un inferno, è crudeltà; più sarà crudele, prima terminerà”. Perchè questa premessa? Perchè sono cresciuto nel Sud degli USA, e a scuola ci è sempre stato detto che Sherman era una specie di demonio, così mi sono detto: “questo provino dev’essere divertente”. L’ho fatto e ho ottenuto il mio primo ruolo in Tv, impersonandolo nel docudrama Sherman’s March. Il film vinse dei premi, mi lanciò nel mondo della recitazione su schermo, e mi convinse ad andare a Los Angeles, dove ho vissuto per quattro anni. In seguito ho realizzato altre 80 produzione in tv, al cinema, ecc.

K: Un critico italiano ti ha definito “il nuovo volto del cinema horror indipendente”; ma qual’è il tuo genere preferito? L’horror?

B: Sì, adoro l’horror, come la fantascienza e il thriller! Credo che tutti noi siamo spaventati dal nostro comune nemico: la morte. E i film capaci di rappresentare le cose che ci spaventano ci rendono così un grande servizio, oltre a intrattenerci. I film horror di qualità possono essere liberatori e divertenti, anche se ce ne sono parecchi di pessima qualità, questo è sicuro! Personalmente, sarei molto felice se riuscissi a dare un piccolo contributo per far tornare grande il cinema horror com’era ai vecchi, gloriosi tempi. Credo che un pò di horror classico mischiato con la grande tradizione del cinema italiano sarebbe un’ottima combinazione!

K: Parliamo di un film da noi recensito: Abraham Lincoln VS Zombies, che personalmente ho molto apprezzato. Com’è stato interpretare Abraham Lincoln, una figura di primo piano della storia americana? Cosa pensi della bizzarra idea di un Presidente “cacciatore di zombie”?

B: Il nostro budget era risicato e sai come va a finire in questi casi, ma tutti abbiamo cercato di realizzare un film divertente. Per quanto mi riguarda, volevo che i più giovani potessero vedere un pò della forza e del carattere del vero Abraham Lincoln, così ho cercato di interpretarlo nel giusto modo. Lincoln era un grande uomo e non bisognava trasformarlo in una macchietta. Immagino che se oggi si trovasse, per assurdo, a combattere dei morti viventi, lo farebbe nello stesso modo in cui ha combattuto la Guerra Civile: con una forte determinazione e con benevolenza, nei limiti di benevolenza concessi da una guerra. Il regista e sceneggiatore, Richard Shenkman, mi ha detto chiaramente che voleva il Lincoln della Storia, a cui capita semplicemente di combattere degli zombies, e così io l’ho offerto al pubblico. Ero felicissimo all’idea di poter fare il discorso di Gettysburg in un film di zombies!

K: Mi è piaciuta la tua interpretazione; si vede che il ruolo ti piaceva, sei riuscito a rendere credibile Abe Lincoln in un film horror! Ci racconti qualche aneddoto sulla lavorazione del film?

B: Grazie per aver apprezzato quel piccolo zombie-movie! Ho passato molto tempo da solo, lontano da chiunque altro, pensando a ciò che Lincoln vide e fece nella vera Guerra Civile, e pregando di riuscire a mostrare un pò di quel che era veramente, anche se in un film di morti viventi! Inoltre, ho trascorso molto tempo con Baby Norman, la meravigliosa attrice che interpreta l’amore perduto di Lincoln, Mary Owens, che nel film è diventata una prostituta a Savannah. C’è una scena in cui Lincoln incontra Mary in una cantina, e lei lo prende a schiaffi per averla lasciata tanti anni prima. Baby mi dice: “Bill, non voglio farti male sul serio con quello schiaffo, facciamo una prova”. Io rispondo: “Quella donna sta parlando con un uomo che lei ama e odia allo stesso tempo, deve sembrare reale per il pubblico. Fallo e basta, dammi uno schiaffo”. Lei insiste: “Sei sicuro?” e io “Certo! Colpiscimi!”. Bè, lasciami dire che mi ha colpito sul serio! Quando la telecamera si è mossa ha tirato indietro il braccio e mi ha schiaffeggiato così forte che per poco non sono finito a terra! Il suono ha rimbombato nelle mie orecchie per il resto della giornata, me ne valeva la pena: è stata una scena realistica. Odio le situazioni finte nei film! E poi c’era un’altra scena, in cui Lincoln le dice che la ama ancora, il dolore provocato dallo schiaffo l’ha resa più reale. Faccio sempre le mie scene difficili da solo, almeno quando posso. Baby è in gamba, spero di lavorare ancora con lei. Stai parlando con uno che ha strisciato a torso nudo su delle rocce appuntite nel pavimento di una prigione, per girare cinque secondi di un film horror che probabilmente non sarà neppure mai distribuito! Per fare questo mestiere devi essere un pò fuori di testa!

K: Qualche giorno fa mi è capitato di vedere il cortometraggio Take this lollipop, di cui non sapevo nulla. Bè, è incredibile! Non offenderti, ma quando guardi in camera sei veramente inquietante! E’ un tipo di film innovativo. Ogni spettatore può avere il suo piccolo film personale. Cosa pensi di questo?

B: Oh sì, mi è piaciuto un sacco! Jason Zada, il regista, è la mente geniale che sta dietro a tutto. Gli sono grato per avermi scelto per interpretare il “maniaco di Facebook” (“the Facebook Stalker”). Quando ho aperto l’applicazione sul mio profilo Facebook ho avuto la pelle d’oca, anche se sapevo che ero io a interpretare quel ruolo! Un’idea veramente spaventosa. Presto ne uscirà un seguito.

K: Hai dei modelli? Con quali attori senti delle affinità?

B: Apprezzo molto il lavoro di ogni attore che interpreta personaggi oscuri e conflittuali. I miei eroi vanno dal cinema muto di Lon Chaney Sr. a Boris Karloff, Peter Lorre, Vincent Price, fino ai più recenti Christopher Walken e Willem Dafoe. Mi piace molto il lavoro di Sean Harris, mentre il mio “Dio degli attori” personale è Michael Caine. Tra gli altri voglio dire ancora Harvey Keitel, che è molto brillante, e Jurgen Prochnow, a cui spesso vengo paragonato. C’è anche un attore italiano degli anni ’60 e ’70 di cui mi piace molto lo stile, Maurice Poli.

K: Quali consigli daresti a un giovane attore che muove i primi passi davanti alla cinepresa?

B: Correte rischi. Siate audaci. Siate disposti a prendervi gioco di voi stessi e non trattenete nulla. Voi sapete dov’è la vostra luce. E non sbattete gli occhi.

K: Ci parli dei tuoi progetti futuri? Sia cinema che teatro, ovviamente!

B: Ti ringrazio per la domanda. Nell’horror, ho il ruolo di protagonista in due progetti che avranno risonanza internazionale. La lavorazione di uno dei due inizierà entro l’anno prossimo, con la regia dell’australiano Mark Savage, ed è ambientato nel mondo di un misterioso carnevale “underground” popolato da freaks. Si intitolerà Circus of dread. L’altro film è completo, e sarà distribuito entro l’anno prossimo. Interpreto il leader di una setta di giovani adepti nel deserto; si intitola Children of sorrow, e sarà diretto da Jordan McClure. Entrambi i film saranno disturbanti, abbastanza scioccanti, ma non cruenti. Credo che il gore sia stato usato fino alla morte, perdona il gioco di parole. Comunque, al cinema mi piacciono sia gli orrori della mente che quelli del corpo, diciamo così. Per gli amanti del noir, vi invito a spendere 10 minuti con un corto pluripremiato, del regista Michael Bonomo; si intitola Assassins, io interpreto un veterano. La versione più breve è disponibile sul mio canale Youtube. Al momento sto girando un thriller, Deadly revisions, e vado avanti con quel dramma, molto grintoso, che è Coldwater. In Tv sarò in una serie chiamata The dark cinema, sono brevi film da tutto il mondo, e sarò anche in The confession, dove riprendo il ruolo del padre Amish di The Shunning, entrambi diretti da Michael Landon Jr.
Per quanto riguarda il teatro, sono un fan del più recente Ray Bradbury, e voglio iniziare un tour con uno show sui suoi racconti brevi. Sarò al Ray Bradbury Storytelling Festival, nel week-end di Halloween, a Waukegan, sua città natale. Adatterò il racconto Pillar of fire. Se otterrò il permesso per lo “one-man-show” sui suoi racconti sarò in giro per il mondo, magari aggiungerò delle storie di Poe o di Lovecraft…e ovviamente verrò anche in Italia! Per finire, ho un progetto in via di sviluppo intitolato Lord Bateman. E’ ambientato in Europa e mi piacerebbe sentire che cosa ne pensano i fan dell’horror italiano. Ora la smetto, perchè amo quello che faccio e potrei anche andare avanti, ma non voglio stressare i lettori della CWOS!

K: Grazie Bill! Concludo con una richiesta: potresti salutare i nostri lettori della Cinewalkofshame, che hanno apprezzato la tua performance in A.L. VS Zombies?

B: Certamente. Amo la vostra Cinewalkofshame e sono orgoglioso di essere intervistato su queste pagine! Recitare è la mia passione e anche se non tutti i film in cui ci sono io sono vincenti, mi piace intrattenere le persone quando sono sullo schermo. Per questo non ho alcun problema nel vostro blog! Grazie ancora, spero che i vostri lettori si sentano liberi di contattarmi per qualche idea o riflessione. Il pubblico è il re, e mio lavoro consiste nell’intrattenere il re!

Contatti:
http://www.youtube.com/billoberstjr
http://www.billoberst.com/

Oltre ad aver risposto alle domande, Bill ha voluto omaggiare il blog con un regalo che ci onora, e che pubblichiamo qui sotto. Grazie, Presidente Lincoln!

Krocodylus1991

Special 100 – Tim Burton’s Ed Wood

Grande film! Veglia su di noi, Ed!

Di: Tim Burton
Con: Johnny Depp, Martin Landau, Sarah Jessica Parker, Jeffrey Jones, Lisa Marie, Bill Murray, Vincent D’Onofrio, Patricia Arquette

Giunti alla 100esima recensione, facciamo uno strappo alla regola. Già, perchè Ed Wood è davvero un bel film. Un cast stellare e al meglio di sè, una sceneggiatura briosa, ironia e dramma mescolati alla perfezione. Il film di Tim Burton non presenta nessuno dei caratteri tipici delle pellicole di norma recensite sulla Cinewalkofshame, anzi, si beccò due Oscar. Perchè, allora, occuparsene? Ma perchè il geniale Burton, con questa sua sesta opera, rende omaggio al grande Edward D. Wood Jr., in pratica l’inventore del cinema di serie B. Abbiamo già parlato di Plan 9 from outer space, il film più famoso di questo singolare personaggio. Wood, spinto da un amore senza confini per il grande cinema e da una grande fantasia, realizzò alcuni dei B-movies meglio riusciti della storia del cinema, spendendo poche decine di dollari di allora. In Ed Wood si racconta della sua grande amicizia con il divo in declino Bela Lugosi (Martin Landau prese l’Oscar per questa magnifica interpretazione), delle peripezie dovute alla difficile lavorazione dei suoi film, ma anche del suo lato più simpaticamente umano, della sua passione per i golfini di cachemire (che ispirò, tra l’altro, Glen or Glenda), del suo altalenante rapporto con la moglie. La drammaticità di alcune scene (le crisi di astinenza di Lugosi) si alterna a momenti di ironia spassosissimi, su cui regna la scena della finta piovra. Il tutto in un delizioso bianco e nero, in perfetto “stile Wood”. Menzione speciale per George Steele, che interpreta un credibile Tor Johnson (non ridete, non dev’essere un ruolo facile!).
Per capire a fondo il significato dei B-movies, non basta fermarsi ai ciofeconi di Mattei o Fragasso, ai deliri dei remake turchi, alla faciloneria dell’establishment hollywoodiano. Una piccola parte di questi film nasce da un’esigenza diversa, quella di sviluppare al meglio la propria fantasia, a costo di rendersi ridicoli davanti al mondo intero (si veda in proposito l’esilarante, e allo stesso tempo tristissima, sequenza della prima cinematografica). Ed Wood desiderava soltanto questo, tanto che il suo idolo era uno che di difficoltà registiche si intendeva parecchio: Orson Welles. La scena dell’incontro tra i due, molto probabilmente frutto della fantasia di Burton, suggerisce in fondo questo: che il Migliore e il Peggiore, in fin dei conti, avevano molte più cose in comune che differenze. Per curiosità: il film riassume gli ultimi anni di vita di Wood con una didascalia. L’imperatore dei B-movies, ridotto in miseria, continuò la sua carriera dirigendo film softcore, e persino qualche pornazzo. Morì a 54 anni, nel 1978, per un attacco cardiaco, che si aggiunse a numerosi problemi di salute dovuti all’abuso di alcool. L’inventore del genere B non fece in tempo a vedere la recente rivalutazione dei suoi capolavori.
Questa è la centesima recensione del blog, e non c’è molto altro da dire. Domani si ricomincia, dalla 101esima. In onore del maestro Wood, continueremo a sorbirci questi film della mezzanotte, questi capolavori del brutto, questi monumenti al pressappochismo. Gloria eterna a Ed Wood!

Produzione: USA (1995)
Punto di forza: il patito della serie B godrà nel vedere questo “dietro le quinte” della realizzazione di una colonna portante di un certo tipo di cinema.
Punto debole: qualcuno insiste nel dire che Burton avrebbe “esaltato” in modo eccessivo il buon Wood. Personalmente, dopo 40 anni di oblio, mi sembra pure il minimo.
Come trovarlo: reperibilità altissima. Persino in Blu-Ray.
Da guardare: è praticamente obbligatorio!

Niente piccolo assaggio. Questo ve lo dovete vedere e basta. E buon centenario a tutti!

E neppure il voto! Come si può quantificare l’inquantificabile?