Archivi categoria: Dall’altra parte del cult – Le interviste possibili

Lo staff della Cinewalkofshame si impegna nel contattare personaggi che, in un modo o nell’altro, possono raccontarci qualcosa sul mondo dei B-movies, ovunque nel mondo!

Dall’altra parte del cult – Intervista a Marco Antonio Andolfi

Andolfi - Eddy Endolf in una sofferta interpretazione.

L’intervistato di oggi è un personaggio che è ormai leggenda nell’ambiente dei cult-movies: Marco Antonio Andolfi, alias Eddy Endolf, regista del film sibaritico La croce dalle sette pietre e del sequel Riecco Aborym, secondo per capacità di trash sostanziale solo ai Mattei e ai D’Amato. Le sue affermazioni sono qui mantenute nella forma originale, per esprimere al meglio la potenza del Verbo andolfiano. Ogni sua parola (sicuramente veritiera e sincera) trasuda Arte da ogni sillaba. Un uomo, un perchè.
Diamo il via alle danze!

K: Eddy, ci racconti la genesi del tuo primo film, La croce dalle sette pietre?

EE: Il film nasce da fatti che ho vissuto di persona: l’esperienza esoterica, la malavita, la politica, lo scippo…feci arrestare i ladri, e la Polizia credeva fossi un commissario di Roma (e perchè mai? n.d.a.), la religiosità e la natura umana.

K: Come è stata la lavorazione? Ci racconti qualche aneddoto dal set?

EE: Siccome era il mio primo film e venivo dal teatro, ero considerato un incapace, un fissato capace solo a buttare soldi. Tutti si sentivano in dovere di cercare di fare i lavativi, di fare allusioni, di rubare e altre meschinerie…non sapevano che avevo il braccio forte, ero capace di dirigere mille persone come un generale di ferro. Avvenivano molti scontri. Il teatro è un ambiente molto duro…
Poi ci si metteva pure la mafia cinematografica della distribuzione, del doppiaggio, delle comparse, e anche la mafia degli stabilimenti di sviluppo e stampa. Dovevo fare tutto io, ero presente ovunque…volarono schiaffi e denunce penali, mi aiutava il fatto di avere un fisico possente.

K: Però nonostante tutto hai finito il film! Che ricordi hai di un grande attore come Gordon Mitchell?

EE: Gordon Mitchell e George Ardisson erano professionisti, la sapevano lunga e loro hanno subito capito che potevo migliorarli. Erano sempre puntuali, obbedienti, professionali, anche se le scene potevano essere replicate massimo due o tre volte.

K: Come mai hai scelto proprio l’uomo lupo e non un altro mostro? Qual’è il messaggio finale del film?

EE: Il messaggio finale è Gesù Cristo e il demonio, l’eterna guerra mascherata tra il bene e il male.

K: Passiamo a Riecco Aborym. Perchè un sequel dopo vent’anni?

EE: Ricevetti un finanziamento, ma non era sufficiente per un film vero e proprio. Quando l’ho girato ero in stato di debolezza…ho dato troppa fiducia a certe persone e non mi piace il risultato finale. Poteva essere un piccolo gioiello, anche se rivedendolo oggi è pieno di spettacolo, verità a 360 gradi. Forse oggi riuscirei a trovare persone con le palle con cui lavorare…ha ragione Papa Francesco, oggi conta solo il “dinero”, a parte per le persone vere e oneste, che però sono solo il dieci per cento di uomini e donne.

K: Riecco Aborym non ha un lieto fine…nella visione antropologico-sociale andolfiana non c’è proprio più speranza?

EE: C’è la doppiezza della donna, che ama ma non sa che significa la parola “amore”. Ci sono i ladri, la corruzione dilagante. Il film finisce con il buono che muore, il padre demonio gli va vicino (?) ma non si sa cosa succede. Però c’è sempre Gesù Cristo.

K: Ecco, parliamo di donne…ci sono molti personaggi femminili nei tuoi film! Qual’è la visione andolfiana sulle donne?

EE: La mia visione sulle donne oggi è pessima, solo soldi, potere e sesso (eccetto qualche eccezione). C’è il vizio dilagante, lo si vede in politica, negli affari, tutte si prostituiscono. Però c’è anche una minoranza che ha ancora sembianze umane. Trans, lesbiche, ammucchiate di donne, lesbiche, gay, uomini, droga, soldi (“lesbiche” due volte, lo dice lui, non abbiamo aggiunto nulla, n.d.a.). Oggi la donna vuole godere e fare la vita da signora. E poi in tv se una donna muore o sta male ne parlano fino allo sfinimento, dell’uomo poco o nulla.

K: Ehm, ok, torniamo al film. Cosa pensi di quelli che lo considerano un B-movie? Questa visione sibaritica e catafratta è da te condivisa?

EE: Sì, la penso proprio come hai detto tu. Sono temi semplici, veri, mascherati dallo spettacolo e adatti a tutte le epoche. Ho scritto e diretto con amore.

K: Tu sei di Napoli: qual’è il tuo pensiero sulla tua città, di cui hai mostrato i lati oscuri ma anche la voglia di riscatto?

EE: A Napoli ci sono i signori descritti nei film e nelle commedie di De Filippo e nelle canzoni, ma il resto è marcio. Napoli ha molti cervelli in tutti i campi, ma vengono soffocati, si va avanti solo con corruzione, malavita e politica.

K: Che consigli daresti ai giovani cineasti che vogliono iniziare una carriera nel cinema?

EE: Devono subito imparare che quelli che vediamo (attori, registi, presentatrici, produttori, cantanti, musicisti) hanno un pezzo grosso alle spalle. C’è la malavita, la politica, donne disposte a tutto…devono districarsi in una corsa a ostacoli, ci vuole anche fortuna. Altrimenti restano sempre nel sottobosco. Molti, poi hanno il vizio della individualità, e questo è un handicap.

K: Hai dei progetti futuri?

EE: Ho in mente alcuni progetti: The passion 2 o La villa rossa, questi i titoli. Sono sicuri al cinquanta per cento.

K: Ci fai un saluto e una dedica al blog CineWalkOfShame? Abbiamo visto i tuoi due film almeno tre volte l’uno!

EE: Mi fa piacere trovare persone diverse e sensibili come voi, spero che il vostro blog si diffonda, questo potrebbe far del bene all’arte.

Come si può leggere, Eddy Endolf non perde colpi: la lucidità è la stessa de La croce. Speriamo presto in nuove opere d’Arte.

-Krocodylus

Dall’altra parte del cult – Intervista a Enzo G. Castellari

Enzo G. Castellari con Quentin Tarantino, da sempre suo ammiratore.

Enzo G. Castellari con Quentin Tarantino, da sempre suo ammiratore.

La foto con dedica di Tarantino esprime perfettamente quella che è la lunga carriera di Enzo Castellari: pioniere di molti generi cinematografici tipicamente italiani come lo spaghetti-western e il poliziottesco, spesso in conflitto con una critica cinematografica italiana perennemente in ritardo sui tempi, Castellari (classe 1938) ha influenzato il cinema italiano (e non solo) più di quanto gli sia stato riconosciuto. L’esempio di Bastardi senza gloria, remake del suo Quel maledetto treno blindato, è emblematico.

K: Enzo Castellari, parliamo del tuo inizio nel mondo del cinema. Prima di divenire regista sei stato attore, assistente alla produzione, aiuto regista, coordinatore degli stuntman e sceneggiatore. Ci racconti com’è avvenuto il tuo esordio?

EGC: …anche montatore, architetto-scenografo, direttore doppiaggio, creatore trailers… il mio esordio? Bè, avendo un padre che faceva il regista e il produttore, ammetto che è stato piuttosto facile. Non c’è molto da raccontare!

K: Il tuo nome è legato soprattutto a due generi tipicamente italiani: gli “spaghetti-western” e i “poliziotteschi”. Partiamo dai western: la stessa definizione di “spaghetti-western” contiene una punta di disprezzo, che io personalmente non condivido. Qual’è la tua opinione su questo genere?

EGC: Dico solo questo: noi abbiamo creato un nuovo genere, ispirandoci, per certe cose, ai western americani; poi, visto il successo di portata mondiale dei nostri film, gli americani si sono messi a copiare noi. Credo sia sufficiente dire questo…

K: I “poliziotteschi” hanno diviso la critica; c’è chi li considera semplicemente degli Z-movies, chi li vede come una critica sociale. Tu ne hai diretti molti: Il grande racket, Il cittadino si ribella; alcuni hanno fatto la storia del genere. Come giudichi quella corrente e quel periodo, a distanza di trent’anni?

EGC: Il primo poliziesco, dopo quello di Steno, è stato il mio La polizia incrimina, la legge assolve, che è diventato subito, visto l’enorme successo, il film da imitare per tutti, e subito sono nati migliaia di “poliziotteschi”. In America il titolo è stato tradotto come High crime ed è stato un grande successo. Poi è venuto Il cittadino si ribella, altro successo in USA; tra l’altro, è stato ripreso e imitato con la serie di film sul Giustiziere della notte con Charles Bronson…erano film che piacevano molto perchè rispecchiavano i tempi, checchè se ne dicesse molti spettatori si rispecchiavano in quelle storie; questo era il segreto del loro successo.

K: Parliamo del tuo film più celebre, Quel maledetto treno blindato. Ti saresti mai aspettato che un regista come Tarantino prendesse alcuni spunti da quella pellicola per il suo Inglorious Basterds, in cui tu stesso appari in un cameo? Come ti ha contattato Tarantino?

EGC: Ti devo correggere: non è stato un film celebre, almeno alla sua uscita; lo è diventato dopo quel che ha fatto Tarantino. Tra i milioni di film fatti, dai fratelli Lumiere a noi, il genio di Quentin ne ha scelto uno per un remake, e casualmente è stato proprio il mio. Il titolo originale, con cui era uscito in tutto il mondo, era appunto Inglorious Bastards, Bastardi senza gloria. In Italia i distributori avevano un modo di vedere le cose piuttosto ristretto e miope e allora decisero di cambiare il titolo in Quel maledetto treno blindato. Tarantino lo aveva visto a Los Angeles da ragazzo e per lui e i suoi amici è rimasto un cult. Fu il suo avvocato a fare da tramite: mi contattò, e io e Quentin ci mettemmo d’accordo per girare il remake.

K: E’ paradossale il fatto che quel tuo film sia stato snobbato dalla critica per trent’anni salvo essere recuperato quando un regista americano l’ha riportato in auge. La critica italiana, a tuo parere, è malata di esterofilia?

EGC: La critica italiana è malata e basta!

K: Parlando con un tuo collega come Ruggero Deodato, altra colonna del “cinema di genere italiano”, constatava come “purtroppo i produttori di talento italiani siano spariti, e i giovani talentuosi registi si cimentino in commediole mediocri”. Condividi questo pessimismo sul cinema italiano odierno?

EGC: Certo che concordo con lui! I grandi produttori non ci sono più. Oggi i ragazzi giocano con la telecamera, con il telefonino, e pensano di diventare tutti registi in questo modo, ma gli manca una cosa fondamentale, e cioè la gavetta fatta e la frequentazione dei set dei veri registi, che per noi era la prassi. Senza queste cose la vedo dura.

K: Quali consigli possiamo dare a un giovane regista esordiente? E chi sono i talenti migliori del cinema esordiente italiano?

EGC: Ammetto di non seguire il cinema italiano ormai da molti anni. Non ne conosco nessuno. Il consiglio che darei è quello di studiare il più possibile, ma c’è un problema: dove studiare? Al momento, tutte le scuole di cinema sono gestite da gente che il cinema vero e proprio non lo ha mai fatto, è assurdo! A questo punto dico: se ne hai la possibilità, frequenta come “volontario” il set di qualche regista professionista. Ma anche qui sorge un problema: quale professionista? E’ un circolo vizioso, purtroppo.

K: Nel 2009 sei tornato al cinema con Caribbean Basterds. In un’intervista hai dichiarato di voler dirigere un western-horror. A 15 anni da Jonathan degli orsi, è l’inizio di un nuovo ciclo?

EGC: Ho deciso di non parlare più dei miei nuovi progetti, porta sfiga!

K: Quale potrebbe essere il futuro del cosiddetto “cinema di genere”?

EGC: Ti rispondo con una domanda: ce n’è ancora, di cinema di genere?

K: Vuoi fare un saluto e una dedica a noi cinefili recensori da strapazzo?

EGC: Certo! Fare il recensore implica tanta, tanta, tanta esperienza e “conoscenza”…spero vi capiti di conoscere qualche attore e legarvi a loro per un buon progetto, e poi…chi può dire come andrà a finire? Auguri infiniti a voi!

Auguri che ricambiamo più che volentieri, sperando di non aver portato sfiga a Enzo chiedendogli dei suoi nuovi progetti!

Krocodylus

Dall’altra parte del cult – Interview with Eric Forsberg

Eric Forsberg between two of his most famous movies!

Eric Forsberg between two of his most famous movies!

Eric Forsberg, director of Megapiranha and Alien abduction, speaks with us about his work, his movies and the Asylum!

K: Hi Eric! You are a writer and a director. Can you tell us how did you commence your adventure in the world of cinema?

EF: I used to make super 8mm movies when I was a kid. Mostly they were little horror films or action movies that I made with my friends. That’s how it started. Then when I was in college I made a film with my friend called It took guts, about a man who eats himself on a hillside. Well, it became a punk-rock cult film and toured the world with a rock group called the mad. After that I always wanted to make movies as my ultimate career. I worked as a writer and director for the stage in Chicago for over a decade learning how to put on a show, then in 1997 I came to Los Angeles and in 2002 I hooked up with the Asylum. I have made more than a dozen movies since.

K: In 2005 you directed Alien abduction, one of the first Asylum movies. Now you’re one of their best writers and directors. How’s the work with The Asylum?

EF: I love working for The Asylum! They offer a lot of up and coming directors their first shot at the big screen (or at least the flat screen). The producers at the Asylum like what I like a lot of the time: epics, Greek myths, hero myths, ancient Nordic tales, huge science fiction epics, and really fun way-out horror. The budgets are not as high as I would like, and the time frame is often rushed, but there is always a movie to be made with them, so I am a loyal writer and director in their stable of talented people.

K: Your most famous movie is probably Megapiranha. What can you tell us about this movie?

EF: Megapiranha was a blast to make. We shot a lot of it in Belize, in the jungles and also in Belize City which is a very colorful place, although it is also extremely poor. The reefs down there are amazing, and we shot for an entire day underwater. Megapiranha is probably my most successful film, but it is also one of my favorites. The fun we had making it is reflected in how fun and light hearted it is to watch.

K: You are both a director and a writer. Which of the two parts is the most difficult? Write a movie without directing it, or direct a film without writing it?

EF: I love both writing and directing. But if I had to compare the two I would have to say that I am a writer in my heart, I cannot help it, it is what I have always done, whether it is poetry or scripts or novels or essays or journal. But I love directing more than any other job. So that is the career choice that I work towards most, even though I cannot help but writer. Writers write. They write all of the time, even on the edges of napkins at a restaurant. If a person wants to know if they are a writer, they need only look at how much they write things down, thoughts, plots, ideas, verse, and their experiences. The combination of writing and directing is a most amazing one because it creates worlds. That is why I like to do both.

K: I read on your biography on Internet that you are a theater director too; which of the two, theater and cinema, is the most suitable to represent the real life?

EF: There is a huge difference between theater and cinema. Plays are based on words, language, it communicates through speaking in real time. Film is a visual form of communication, and it uses pictures and action in distorted time. I have directed some movies like plays, which is not so good, and some plays like movies, which is great.

K: Some of the Asylum movies are called “mockbusters”, but Megapiranha is surely more famous than Piranha 3D. Could we finally silence the critics with this fact?

EF: When Megapiranha came out back in 2010 there were a lot of critics who compared it nose to nose with Piranha 3D – and the general opinion was that Mega Piranha was more fun, more creative, more groundbreaking, and over all a less predictable, more courageous film than Piranha 3D. Sorry Alexandre Aja.

K: Do you have some models, some favourite director of the past?  And which advices would you give to a young up and coming director?

EF: I have always loved movies. My favorite films from my youth are The Godfather (I & II combined), a Clockwork Orange, The Good the Bad and the Ugly, Cabaret, Schindler’s List, Braveheart, Satyricon, Seven Samurai, and Fantasia. My favorite horror movies are Jacobs Ladder, Aliens, the Exorcist, The Tenant, and Attack of the Mushroom People. Some of my favorite films of the last two decades are, Gladiator, Star Trek, Syriana, Sweeny Todd, and Sideways. As for advice for a new young filmmaker: make movies. Just make a lot of movies with your friends and learn how to entertain and how to tell a story. And writer plays for the stage and direct them with actual actors so you can learn how to shape a performance and how to let go and inspire them so they can do their best. Never let yourself become mundane or give up your dreams. If you are called to be an artist then you must answer the call in some way. It is your solemn duty to the universe.

K: Do you have some future projects? Some other movies with the Asylum? We love’em!

EF: Yes – there are always projects in the works – and some really good ones this time. But I will let The Asylum and the other companies that I write and direct for announce the titles. And I hope that you all like them. It is an exciting business.

K: Thank you, Eric, I finished with a question: can you wrote a dedication for the readers of Cinewalkofshame? We liked your movies, it’s a pity that the Italian distribution blocks many movies from other countries…

EF: Yes – to the readers of Cinewalkofshame, keep on watching movies, support the arts, support them at the lowest levels from the things that your friends do all the way to the highest levels of commercial in the theaters on television (or on your computer screen). Keep on doing what you do best and what makes you happy. And keep on reading Cinewalkofshame.

Thank you Eric!

Krocodylus

Dall’altra parte del cult – Intervista a Eric Forsberg

Eric Forsberg tra due suoi film da noi recensiti.

Eric Forsberg tra due suoi film da noi recensiti.

Eric Forsberg, regista di film come Megapiranha e Alien abduction, uno dei principali registi della Asylum, ci racconta le sue idee sul cinema in questa chiacchierata. Idolo! (Qui la versione originale in inglese)

K: Ciao Eric, e grazie per essere qui! Sei un regista e uno scrittore di film. Ci racconti come ha avuto inizio la tua avventura nel mondo del cinema?

EF: Quando ero piccolo, giravo filmini in super-8. La maggior parte erano piccoli film horror, o d’azione, che giravo con i miei amici; è così che ho cominciato. Poi, quando ero al college, ho realizzato un film con un mio amico, intitolato It took guts, che parlava di un uomo che mangia sè stesso in cima a una collina. Bè, divenne un cult punk-rock e girò il mondo. Dopo quello ho sempre voluto fare film e fare carriera in questo. Ho lavorato come scrittore e regista a Chicago per più di un decennio, imparando come si mette su uno spettacolo, poi nel 1997 sono andato a Los Angeles e nel 2002 mi sono accasato alla Asylum. Da allora ho fatto oltre una dozzina di film.

K: Nel 2005 hai diretto Alien abduction, uno dei primi film Asylum. Ora sei uno dei loro registi e scrittori di punta. Com’è lavorare con la Asylum?

EF: Adoro lavorare con la Asylum! Sono capaci di offrire ai registi emergenti la loro prima esperienza sul grande schermo (o almeno sullo schermo piatto) (inteso come TV, n.d.a.). Molto spesso i gusti miei e dei produttori della Asylum coincidono: film epici, storie di eroi, antichi racconti nordici, fantascienza epica e film horror un pò eccentrici. Il budget non è mai così alto come vorrei, e spesso i ritmi sono accelerati, ma c’è sempre qualche film da fare con loro, per questo mi ritengo un fedele scrittore e regista nel loro gruppo di talenti.

K: Il tuo film più famoso è probabilmente Megapiranha. Cosa ci racconti di questa pellicola?

EF: Realizzare Megapiranha è stato…bè, esplosivo. Ne abbiamo girato buona parte nel Belize, sia nella giungla che a Belize City, che è un posto molto colorato, ma anche estremamente povero. Le barriere coralline in quei luoghi sono incredibili, abbiamo girato per un giorno intero sott’acqua. Megapiranha è probabilmente il mio film di maggior successo, e anche uno dei miei preferiti. Il divertimento che ci abbiamo messo per progettarlo si riflette nel divertimento e nella goliardia provati nel guardarlo.

K: Sei allo stesso tempo un regista e uno scrittore: che cosa è più difficile, scrivere un film senza necessariamente dirigerlo, o viceversa?

EF: Amo entrambe le cose, ma se devo compararle, devo dire che nel profondo del mio cuore sono uno scrittore, non posso farne a meno, è quel che ho sempre fatto, che si trattasse di poesie, o di uno script, o di romanzi o articoli di giornale. Ma allo stesso tempo adoro dirigere più di ogni altro lavoro, così ho scelto la carriera che ci si avvicina di più, anche se, ripeto, non posso fare a meno di scrivere. Gli scrittori scrivono, scrivono tutto il tempo, anche sui bordi dei tovaglioli al ristorante. Se una persona vuole sapere se è uno scrittore deve solo guardare quanto scrive le sue idee, i pensieri, le trame, i versi e le esperienze. La combinazione di scrivere e dirigere è ancora meglio, perchè si possono creare interi mondi. Per questo mi piacciono moltissimo entrambi.

K: Ho letto nella tua biografia online che sei un regista sia di teatro che di cinema; quale dei due, secondo te, è più adatto a rappresentare la realtà?

EF: C’è una differenza enorme tra cinema e teatro. Gli spettacoli teatrali sono basati sulle parole, sul linguaggio, comunicano attraverso il dialogo in tempo reale. Il cinema è una forma di comunicazione visiva, che usa immagini e azioni distorte, in differita. Ho diretto dei film come spettacoli teatrali, che non è granchè, e degli spettacoli teatrali come film, che è grandioso.

K: Alcuni film della Asylum sono chiamati “mockbusters”; però, ad esempio, Megapiranha è decisamente più famoso di Piranha 3D. Possiamo finalmente zittire i critici con questa constatazione?

EF: Quando nel 2010 Megapiranha è uscito al cinema c’erano un sacco di critici che lo comparavano pezzo per pezzo con Piranha 3D, e l’opinione generale era che Megapiranha fosse più divertente, più creativo, innovativo e un pò meno prevedibile, insomma un film più coraggioso di Piranha 3D…mi dispiace, Alexandre Aja.

K: Hai qualche modello, qualche regista preferito del passato? E quali consigli daresti a un giovane regista esordiente?

EF: Ho sempre amato i film. I preferiti della mia giovinezza sono Il padrino (parte I e II), Arancia meccanica, Il buono il brutto e il cattivo, Cabaret, Schindler’s list, Braveheart, Satyricon di Fellini, I 7 Samurai e Fantasia. I miei film horror preferiti sono Allucinazione perversa, Aliens, L’esorcista, L’inquilino del terzo piano, Matango il mostro. Alcuni dei miei preferiti degli ultimi due decenni sono Il gladiatore, Syriana, Star Trek, Sweeney Todd e Sideways. Come consiglio a un regista esordiente dico: fai film. Fai un mucchio di film con i tuoi amici e impara come intrattenere e raccontare una storia. Scrivi spettacoli e dirigili con attori reali così puoi imparare come gestire una performance e come lasciarli fare o ispirarli perchè possano fare del loro meglio. Non lasciarti diventare banale e non rinunciare ai tuoi sogni. Se sei chiamato a essere un’artista dovresti sentirne la chiamata, in qualche modo. E’ un tuo dovere solenne nei confronti di tutti.

K: Hai qualche progetto per il futuro? Qualche altro film con la Asylum, magari? Li adoriamo!

EF: Certo, ci sono sempre progetti su cui lavorare, e alcuni sono davvero buoni. Ma lascerò che la Asylum e le altre compagnie per cui scrivo e dirigo annuncino i titoli prima di parlarne, e spero vi piacciono. E’ un ambiente esaltante.

K: Grazie Eric! Finisco con una richiesta: puoi scrivere una dedica per i nostri lettori della CineWalkOfShame? Ci piacciono i tuoi film, è un peccato che la distribuzione italiana blocchi molte pellicole da altri paesi…

EF: A tutti voi lettori della CWOS, continuate a guardare film, supportate l’arte, supportatela anche ai suoi livelli più bassi, dalle cose che fanno i vostri amici, fino ai più alti livelli commerciali a teatro e in televisione (o sui vostri schermi dei PC). Continuate a fare quel che sapete fare meglio e quel che vi fa felici. Ah, e continuate a leggere la CineWalkOfShame! Grazie e alla prossima!

Grazie a te, Eric! Al prossimo film!

Krocodylus (un grazie a Rita per l’aiuto nella traduzione!)

Dall’altra parte del cult – Intervista a Jim Wynorski

Jim Wynorski ritratto tra i poster di due suoi film.

Seconda intervista internazionale per la Cinewalkofshame, dopo quella a Bill Oberst Jr. Oggi parliamo con Jim Wynorski, un’istituzione nel campo dei B-movies. I film da noi recensiti (Komodo VS Cobra, Bone eater) sono appena un frammento di una carriera lunga più che trentennale. Jim ha iniziato con un maestro come Roger Corman, e ha stabilito un forte legame con l’Italia (oltre ad essere appassionato di spaghetti-western) vivendo a Roma per alcuni mesi. Ecco la sua intervista (l’originale in inglese la trovate qui).

K: Ciao Jim, e grazie! Leggo da Wikipedia: “ha diretto oltre 75 B-movies”. Come inizia la tua avventura nel mondo del cinema?

JW: Ciao a tutti! La mia carriera nei film è iniziata nel 1979, quando ho lavorato per il produttore Herbert B. Leonard (Rin Tin Tin, Route 66) a un pilot per la Tv basato sul film All american boys. Era interpretato dalla teenager rubacuori Shawn Cassidy e durò solo una decina di episodi circa. Era girato in Georgia e nel volo di ritorno da Atlanta mi sono imbattuto in una persona che conosceva Roger Corman. Ci ha presentati due settimane dopo e così è iniziata la mia carriera nell’exploitation. All’inizio mi limitavo a creare locandine e trailer, ma presto, gradualmente, ho cominciato a scrivere alcuni copioni (Forbidden World, Sorceress e Screwballs). Ho iniziato a scrivere e dirigere con The lost empire e Supermarket horror.

K: Sei considerato uno dei migliori registi di B-movies di tutti i tempi. Cosa pensi di questa definizione?

JW: Bè, suppongo che, considerando la mia longevità nel business cinematografico, si possa dire che tre decenni di lavoro rappresentano una sorta di riconoscimento. Non sono sicuro di essere il migliore; forse il più divertente…

K: Sicuro! Hai collaborato con Roger Corman, unanimemente considerato il “padre dei B-movies”. L’allievo ha superato il maestro?

JW: Roger Corman sarà sempre l’unico regista che tutti conosceranno come “re dell’exploitation“. Cerco soltanto di seguire le sue orme, facendo meglio che posso.

K: Sei famoso per i tuoi monster-movies, ma hai diretto un sacco di generi diversi; qual’è il tuo preferito, se ce n’è uno? Proprio il genere mostro?

JW: Sono cresciuto guardando film horror e di fantascienza in televisione, a New York, quindi non c’è da stupirsi se gravito spesso attorno a quei generi. Ma ad esempio adoro anche i western (specialmente quelli italiani), i film d’azione e ogni altro genere. Titoli come Il mercenario, Vamos a matar companeros e Django sono alcuni dei miei western preferiti. Mi piacciono anche Diabolik di Mario Bava e La resa dei conti di Sergio Sollima.

K: Ho notato che tu hai lavorato con molti attori altrimenti destinati a essere ingiustamente dimenticati; Kevin Sorbo, Michael Madsen, Michael Parè, lo stesso David Carradine. Li hai resi protagonisti dei tuoi film. Cosa ci dici al riguardo?

JW: Se ho ben capito cosa intendi, ti posso dire solo questo: quegli attori sono bravi a fare ciò che fanno, sul set sanno sempre ciò che devono fare e, soprattutto, rientrano tutti nel mio standard di prezzi. E aggiungo che tutti loro hanno (o avevano, come ad esempio David Carradine) una bella personalità, che rende facili il lavoro di squadra sul set.

K: Parliamo di due tuoi film che sono probabilmente il tuo fiore all’occhiello: La maledizione di Komodo e Komodo VS Cobra: cosa ci racconti sulla lavorazione di questi film?

JW: Credo che esiterei a definirli “il mio fiore all’occhiello”, ma sono stati entrambi molto divertenti da fare. Il primo film è nato mentre ero alle Hawaii a girare una commedia, Treasure hunt. Ho preso tre attori e li ho portati in un posto defilato, ad una cascata, nel loro giorno di riposo e abbiamo girato quello che sarebbe stato il primo segmento della Maledizione di Komodo. Più tardi, quando sono tornato a Los Angeles, Steve Latshaw ha scritto l’intero script basato su quel segmento che avevo già girato. Il tutto si è rivelato piuttosto divertente, dato che mi hanno chiesto di fare un sequel. Ho detto che l’avrei fatto se avessero mandato me e l’intero cast alle Hawaii a girarlo…come poi è successo.

K: Mi hai detto di essere un fan del cinema italiano. Come saprai, l’Italia ha una lunga tradizione di film di fantascienza, e soprattutto horror, a basso costo. C’è qualche regista italiano tra i tuoi punti di riferimento? Quali consideri i migliori?

JW: Amo il cinema italiano, specialmente quello che va dagli ultimi anni ’50 al 1975, quando guardavo di tutto, dal peplum al western, all’horror, alla fantascienza, giallo e gotico. I film sugli “uomini forzuti” alla Hercules sono stati i primi, poi ho trovato le opere di Bava, Argento, leone, Corbucci, Sollima, Caiano e una miriade di altri. Tutto è culminato nel 1969, quando mi sono seduto su una spiaggia per due mesi per imparare la lingua italiana; quindi ho scritto, ovviamente in italiano, al produttore Alberto Grimaldi; ero alla ricerca di lavoro. Sorprendentemente, mi ha risposto di sì, e sono stato a Roma per sei mesi a lavorare come assistente di scena. Ho avuto modo di collaborare a un paio di western, ma nel 1970 i generi “crime” e giallo iniziavano a dominare la scena. Non mi importava più di tanto, perchè era la mia prima esperienza nella realizzazione di un film. Un “bravo” (in italiano, n.d.a.) a tutti gli artigiani di quel tempo che hanno aiutato il “ragazzo matto dall’America”. Riesco ancora a leggere l’italiano, ma da molto tempo ho perso la capacità di parlarlo fluentemente. Forse se tornassi per qualche mese, chi lo sa? Quien sabe? (gioco di parole sul titolo del celebre film di Damiano Damiani, n.d.a.)

K: Oggi come oggi, i B-movies conoscono una rivalutazione; è quello che cerchiamo di fare nel nostro blog per diffondere questi film così divertenti! Secondo te potrebbe essere l’inizio di una nuova età dell’oro per questo genere?

JW: I B-movies non scompariranno mai. Il pubblico li vuole, ne ha bisogno. Cambia solo il sistema di farli e di consegnarli: una volta era il drive-in, poi le VHS, poi i DVD, ora Internet e Netflix.

K: Quali consigli daresti a un giovane regista? Hai realizzato più di 70 film senza i mezzi, ad esempio, di uno Spielberg. Pensi che questo possa essere un incoraggiamento per gli aspiranti registi?

JW: Personalmente non mi piace la competizione, ma se devo dare un consiglio a un aspirante regista dico questo: prendi una videocamera il prima possibile e inizia a girare. Usa la tua immaginazione e continua a girare. Se hai quello che ci vuole, il successo ti troverà.

K: Grazie Jim! Puoi fare un saluto ai lettori della Cinewalkofshame? Uno dei primi film da noi recensiti era proprio Komodo VS Cobra!

JW: Ringrazio la Cinewalkofshame per aiutarci a portare la torcia, mantenendo viva e vegeta la scintilla dei B-movies. Un “bravo” a tutti voi!

Che dire? Un “bravo” a te Jim! La frase “I B-movies non scompariranno mai. Il pubblico li vuole, ne ha bisogno” è ufficialmente il motto della Cinewalkofshame! E passa a trovarci in Italia, quando vuoi!

Krocodylus1991

Dall’altra parte del cult – Interview with Jim Wynorski

Jim Wynorski between the posters of two of his films.

This is the second international interview for our blog! After Bill Oberst Jr., we have as a guest Jim Wynorski, an institution in the world of the B-movies. Jim started with a master like Roger Corman, and has established a strong link with Italy (as well as being fond of spaghetti-western) living in Rome for some months. This is the interview, and this is the Italian version.

K: Hi Jim and thank you! From Wikipedia: “he has directed about 75 movies”. How your adventure in the world of cinema commence?

JW: Hi everyone, my career in movies began in 1979 when I worked for producer Herbert B. Leonard (Rin Tin Tin, Route 66) on a Tv pilot based on the film Breaking away.  It starred teen heartthrob Shawn Cassidy and only lasted about 10 episodes. It was shot in Georgia, and on my flight back from Atlanta I ran into someone on the plane who knew Roger Corman. He introduced me about two weeks later and my career in exploitation movie making began. At first, it was limited to creating advertising posters and trailers, but I soon graduated to writing scripts as well (Forbidden world, Sorceress and Screwballs). After that I started writing and directiing with The lost empire and Chopping mall.

K: You’re considered one of the best director of B-movies all time. What do you think about this definition?

JW: I suppose if you consider my longevity in the motion picture business, you could say that three decades of work qualifies me for some sort of recognition.  I’m not sure if ‘best’ is the right word, however; maybe ‘funniest.’

K: Sure! You collaborated with Roger Corman, who is considered “the father of the B-movies”. Can we say the pupil outdoes the master?

JW: Roger Corman will always be the one director everyone looks to as the “King of Exploitation.’  I’m just following in his footsteps and doing the best I can.

K: You’re famous for your monster-movies (like Curse of Komodo and Komodo VS Cobra; we’ll talk about those movies in the next questions), but you directed a lots of different kinds of movies; which genre do you prefer? Monster-movie?

JW: I was brought up watching science fiction and horror movies on television in New York, so it’s no wonder I gravitate toward the genre.  But I also love westerns (especially Italian Westerns), action movies and all sorts of other types. Titles like Sergio Corbucci’s Il mercenario, Vamos a matar companeros and Django are some of my favorite western films of all time. I also love Bava’s Danger Diabolik and Sergio Sollima’s La resa dei conti.

K: I noticed that you worked with a lot of actors who were unfortunately destined to the oblivion; David Carradine, Kevin Sorbo, Michael Parč. You make them protagonists in your movies. What can you tell us about this?

JW: I’m not sure if I totally understand the question, but the actors you name are 1) good at what they do, 2) always come to set knowing their lines and most importantly 3) they are all in my price range. And I guess I should add that they all have/had nice personalities that make them easy to work with on location.

K: Let’s talk about two movies that are probably your greatest hits: Curse of Komodo and Komodo VS Cobra; what can you tell us about the processing of these movies?

JW: I would hesitate to say that these are my greatest hits, but they were both fun to make. Curse of Komodo got started when I was off in Hawaii shooting a comedy called Treasure hunt. I took three of the actors to a secluded waterfall  location on their day off and shot what would become the first segment of Curse. Later, when I returned to Los Angeles,  Steve Latshaw wrote the entire script based on segment I had already shot on location. It all turned out rather fun; so much so that they asked me to do a sequel. I said I would do it provided they sent myself and the entire cast to Hawaii to film it…which they did.

K: You tell me you are a fan of Italian cinema. As you know, Italy has a long tradition of low-budget horror and sci-fy movies. Is there some Italian director between your points of reference? Which directors you consider the best?

JW: I love Italian cinema, especially from the late 1950s through 1975, when I was watching everything from peplums  to westerns, horror, sci fi, giallos, gothics, etc. etc.   The Hercules/muscle man pictures were my first introduction, but then I found Bava, Argento, Leone, Corbucci, Solima, Caiano, and a host of others.  It all culminated in 1969 when I sat on the beach for two months learning the Italian language, then writing to producer Alberto Grimaldi in Italian looking for a job.  Surprisingly, he answered with a ‘yes’ and I went to Rome for half a year to work as a production assistant. I got to work on a few westerns, but by 1970 the ‘crime’ and ‘giallos’ were taking over.  I didn’t care, because it was my first introduction to film making. Bravo to all the artisans from that time who helped out the ‘crazy kid from America.’ I can still read Italian, but I long ago lost the ability to speak it fluently. Maybe if I returned for a few months, who knows (Quien sabe?).

K: Nowadays, the B-movies are appropriately revalued. In our blog, we try to make famous this kind of entertaining movies. In your opinion, could it be the beginning of a new golden age for the B-movies?

JW: B-movies will never go away. The public wants them, needs them. Only the delivery system changes. Once it was the drive-ins, then VHS, then DVD, now Internet and Netflix.

K: What advice would you give to a young director? You realized more than 70 movies even without Steven Spielberg’s money. Do you think this could be an encouragemente for the aspirant directors?

JW: I hate competition, but if I had to give aspiring directors a piece of advice, I would say this:  pick up a camera as soon as possible and start shooting.  Use your wildest imagination and keep shooting.  If you’ve got what it takes, success will find you.

K: Can you make a dedication to the readers of Cinewalkofshame? One of the first movies we reviewed was Komodo VS Cobra!

JW: I thank Cinewalkofshame for carrying the torch, keeping the spark of B-Movies alive and well. Bravo to you all!

What can we say again? Thank you Jim! Come and visit us in Italy!

Krocodylus1991

Dall’altra parte del cult – Intervista a Ruggero Deodato

Ruggero Deodato.

Monsieur Cannibal, lo chiamano i francesi. Ruggero Deodato è regista di un paio di cult da noi recensiti, I predatori di Atlantide e Il camping del terrore. Ma Ruggero (o, come lo abbiamo definito, “il Ruggerone nazionale”), è più celebre per film come Cannibal Holocaust, Ultimo mondo cannibale e La casa sperduta nel parco. Molte delle sue opere hanno fatto discutere; qualcuno ha detto “certi film si amano o si odiano”, e questo si adatta bene alla pellicola più famosa di questo regista. Grazie al suo lavoro Deodato ha vissuto una vita avventurosa (gli aneddoti sui suoi film sono innumerevoli), ha conosciuto successi (la Trilogia Cannibale) e cadute, e nonostante le critiche ha accettato di buon grado le nostre richieste. Di questo lo ringraziamo, aspettando un nuovo film in grado di far discutere come avvenuto con Cannibal Holocaust!

K: Ruggero, secondo Wikipedia sei entrato nel mondo del cinema dopo un provino, non andato a buon fine, con Fellini. Roberto Rossellini ti ha assunto come aiuto-regista per Il generale della Rovere.  In seguito hai “fatto la gavetta” con Corbucci, Freda e Margheriti. Ci parleresti di questi tuoi esordi?

RD: Beh, le informazioni sono sostanzialmente esatte, ma il provino non riuscito con Fellini non ha niente a che vedere con il rapporto che avevo in precedenza con Rossellini. La famiglia Rossellini abitava nel mio medesimo stabile ed io sono cresciuto con il figlio Renzo, il mio migliore amico. Ero un ragazzino abbastanza sveglio e divertente e il grande Roberto un bel giorno mi chiese di fargli da quinto assistente. Così sono entrato nel clan Rosselliniano dalla porta principale e una serie di circostanze a me favorevoli mi hanno portato a diventare, dopo appena due film, primo aiuto regista. La prima gavetta l’ho fatta con il vecchio, e gran mestierante, Carlo Ludovico Bragaglia, colui che mi ha insegnato tutta la tecnica cinematografica e mi ha dato modo di farmi apprezzare anche da registi commerciali, quali Corbucci, Freda, Margheriti e tanti altri.

K: I tuoi primi film sono, a mio parere, molto “classici”, nel senso che si rifanno a filoni già esistenti: il ciclo di Ursus, l’avventura, il poliziesco “alla Diabolik” per citare i primi tre. Abbiamo addirittura dei film comici, o commedie. Un tipo di cinema a lungo considerato secondario, ma che, con i cosiddetti “poliziotteschi” ad esempio, sta venendo rivalutato. Tu che ne pensi?

RD: Certamente dopo aver lavorato con autori quali Rossellini, Bolognini, Puccini e aver frequentato la “noblesse” del cinema italiano, tutti si aspettavano un mio debutto nel cinema d’autore. Invece all’epoca, forse deludendo i miei ammiratori, mi sono schierato con la “serie B”, che invece mi ha permesso di crescere e sperimentare le mie capacità e dare spazio alla creatività. Nel cinema commerciale è più facile farsi largo senza avere alle costole i “grandi Critici”. E gli anni mi hanno dato ragione; adesso giro il mondo a firmare autografici pagati.

K: In Francia sei noto come “monsieur cannibal”; basta leggere i titoli di alcuni tuoi film per capirne il motivo. Perchè hai scelto proprio un contesto controverso come quello del cannibalismo?

RD: All’epoca ero circondato da centinaia di registi italiani famosissimi che avevano risonanza nel mondo, registi che affrontavano nostre tematiche neorealistiche o politiche che non si addicevano al mio spirito avventuroso. Allora mi sono messo alla ricerca di curiosità che potessero affascinare un pubblico più vasto. Così, tramite la lettura della rivista National Geographic, sono rimasto attratto dalle foto di un’etnia primitiva che conservava il retaggio del cannibalismo. Foto fantastiche di questo gruppo di indigeni che abitavano delle grotte nell’isola di Mindanao. Non mi è stato difficile scrivere un soggetto e proporlo ad un produttore che aveva un ufficio in Oriente a Singapore.

K: Girano numerose voci sulla lavorazione di Cannibal Holocaust. Che riceveste minacce di morte da parte di animalisti infuriati, che a processo ti costrinsero a portare gli attori in tribunale per provare di non averli uccisi sul serio, che il pubblico di Bogotà, inferocito, tentò una specie di linciaggio e che fosti costretto a chiedere l’aiuto di un fazendero per evitare ritorsioni. Ci puoi smentire questi episodi, o vuoi aggiungerne altri?

RD: Gli aneddoti sono reali. In particolare, gli animalisti infuriati si sono ricordati di me in questi ultimi anni, ogni volta che faccio vedere il film a un festival. A Trieste e Anzio ho ricevuto i maggiori insulti e addirittura dopo trent’anni, ad Anzio, la polizia ha bloccato la proiezione di Cannibal Holocaust. Gli animalisti dovrebbero prendere esempio da un popolo civile quale quello inglese, che passati trent’anni ha riabilitato il film; mi hanno persino festeggiato davanti a un gran pubblico londinese, promovendo il film a cult movie. (in Inghilterra il film finì nella “lista nera” delle pellicole proibite, venendo riabilitato anni dopo, n.d.a.)

K: Il film ha diviso critica e pubblico. C’è chi l’ha liquidato come un’operazione commerciale e chi ha gridato al capolavoro. La mia modesta opinione è che sia un film riuscito; ammetto di aver trovato molto forti alcune scene (l’uccisione dell’indigena e quelle, reali, degli animali), ma è forse l’unico “cannibal movie” a contenere una critica sociale pungente. Credo sia il migliore dei tuoi film, anche grazie a ottimi collaboratori come Riz Ortolani; il connubio di musica e regia rende struggente una scena terribile come quella dello sterminio degli indigeni. A distanza di 32 anni, che giudizio ne dai?

RD: Il mio gradimento si estende anche ad altri miei film, ma rispetto l’opinione del pubblico, che ha decretato Cannibal Holocaust come il miglior film horror ponendolo nei primi dieci di tutti i tempi. A questo punto dico che sia davvero il mio miglior film.

K: Nel nostro blog abbiamo recensito due tuoi film, e ammettiamo di esserci andati giù pesanti. Si tratta di I predatori di Atlantide e Camping del terrore. Il primo è tutto sommato avvincente, mentre il secondo ci è sembrato un pò estraneo al tuo stile. La nostra ipotesi è che le infinite controversie seguite a Cannibal Holocaust abbiano in parte sfumato, negli anni seguenti, la “efficiente brutalità registica” che Paolo Mereghetti ti attribuisce, e che invece mantiene tutta la sua carica in una pellicola inquietante come La casa sperduta nel parco, non a caso girato a poca distanza dal tuo film più celebre. Ci parli di questi tuoi film?

RD: Sono fondamentalmente d’accordo con voi. I due film da voi citati sono stati per me due film alimentari, non progetti cui mi sono dedicato in tutto e per tutto come nel caso del filone cannibale. In compenso, devo dire che girando il mondo ho trovato migliaia di fans che amano I predatori di Atlantide e mi chiedono il DVD. Purtroppo per loro, non è mai stato distribuito in quel formato.

K: Per Cannibal Holocaust sei stato condannato a quattro mesi, insieme ad altri membri della troupe, per aver realizzato “un’opera contraria al buon costume e alla morale”. Per riabilitare il film ci vollero quattro anni e una sentenza di Cassazione. Oggi quel processo appare in tutta la sua inconsistenza, ma la censura è una costante nel cinema italiano; basti pensare a ciò che accadde al Salò di Pasolini. Ritieni che per un regista italiano sia più difficile trattare e mostrare certi fatti, in confronto a chi opera all’estero?

RD: In Italia esiste la frase latina “nemo propheta in patria”. All’estero chi dimostra di valere qualcosa viene aiutato ad emergere, e la loro critica aiuta ad esportare un film non bruciandolo, censurandolo e sforbiciandolo, ma semplicemente parlandone. Si preferisce la discussione alla censura.

K: In quel film tu hai introdotto una tecnica oggi molto usata: quella di raccontare una storia tramite riprese realizzate dai protagonisti della storia stessa. Questo smaschera la presunta novità di film come Blair Witch Project e Cloverfield. Sei d’accordo nel dire che un certo tipo di teen-horror americano ha svalutato una tecnica piena di potenzialità, come ha dimostrato anche George Romero in Diary of the dead?

RD: In parte dissento: amo i film che usano la mia tecnica in una storia realistica. Odio invece quando viene usata nei film horror o splatter o di zombi.

K: E’ opinione diffusa che non ci sia più un limite da superare, al cinema. Molti film shockanti hanno ormai mostrato tutto ciò che si poteva mostrare; ormai si può rendere la tecnica più raffinata, ma i “limiti della sopportazione” sono stati raggiunti. Sei d’accordo con questa teoria?

RD: Certamente in questi tempi la realtà è più sconvolgente della finzione, e un certo tipo di cinema è più difficile, ma penso che cercando, cercando le curiosità si potrebbero ancora trovare.

K: Come già detto, il nostro blog non è stato tenero con alcuni tuoi film, proprio perchè sappiamo che, dal regista della “Trilogia dei cannibali”, possiamo aspettarci ben di più. Puoi ricambiare il nostro affetto con un consiglio per i giovani registi che leggono le nostre pagine squinternate?

RD: Purtroppo i produttori di talento italiani sono spariti, e i giovani talentuosi registi si cimentano in commediole mediocri. Tanto per citare il mio “cercando, cercando”, chi sa se non si reisca a trovare un nuovo filone come avevano fatto Sergio Leone, Pasolini e in piccola parte io, con il bistrattato Cannibal Holocaust. Un saluto a tutti e spero di aver esaudito le vostre domande.

Ringraziamo Ruggero Deodato per il suo contributo. Stay cannibal!

Krocodylus1991

Dall’altra parte del cult – Interview with Bill Oberst Jr.

3 Bill Oberst Jr.’s portraits: normal, zombie and Abe Lincoln!

This is the original version of the interview to Bill Oberst Jr. realized by Cinewalkofshame (here in italian). Thanks, Bill!

K: Hi Bill! You are famous to be specialized in historical roles. You have been Jesus Christ, Abraham Lincoln, Mark Twain and John F. Kennedy. Why this preference for really existed characters? Is play a historic character more difficult than a fictional?

B: Well first let me apologize for not speaking proper Italian and causing you to have to translate! I am a big fan of Italian cinema and should learn to speak the language. It is an honor to be interviewed by the Cinewalkofshame! I like your blog for exposing some us who work in B-movies to your readers and I definitely do not take myself or my own B-movies seriously, so we are a good match! As for your question, yes, a historical character is more difficult to play than a fictional one but I enjoy the challenge always. I love the fact that all human beings are a mixture of good and bad traits. Historical characters tend to be shown only as one or the other; only in black and white. My job as an actor when I play men of history is to find the space in between – to show them as both great men and ordinary men at the same time. That is what makes it fun. I like tension and conflict in a character, and all of us have that inside. I love history myself, so when I play history I want it to be real, even if the movie is not.

K: You start your career like a theater actor,  Can you tell us how did you commence your adventure in the world of cinema?

B: I made my living in professional theater for 14 years and never thought about doing a film role. Then a friend asked me to audition for the role of a famous general from the American Civil War, General W.T. Sherman. He was notorious in American history for leading a march through the American South called Sherman’s March, where his men raped and plundered and burned the landscape to break the spirit of the South. Sherman was one of Lincoln’s favorites and Lincoln authorized the march. Sherman is the one who first said “War is hell.” He also said “War is cruelty; the crueler it is, the sooner it will be over.” I was raised in the American South and had been taught in school  about Sherman as a devil, so I thought it would be fun to audition. I did and I got my first TV role playing him in the TV docudrama called Sherman’s March. It won awards and that’s what got me into the world of TV & film and out to Los Angeles, where I have been for 4 years. I’ve done about 80 TV & film projects so far.

K: An Italian film critic called you “the new face of independent horror cinema”; but what’s your favourite kind of movie? Horror, sci-fy, thriller?

B: I do like the horror, sci-fy and thriller genres very much, yes! I think that we are all afraid of our common enemy – death. And films that are able to deal with the things that scare us do a great service besides entertaining us. Good horror movies can be cathartic and fun, although there are a lot of bad ones made, that’s for sure! I would be so happy to play a small part in lifting the horror film genre back up to it’s former glory. I would very much like to come to Italy to do a great horror film there. I think classic horror mixed with the great traditions of Italian cinema is a tasty combination!

K: Let’s talk about Abraham Lincoln VS Zombies, a film that I liked very much. How was interpretate a character like Abraham Lincoln, an important figure in american history? And what do you think of the bizarre idea of a “zombie hunter President”?

B: Thank you for liking that little zombie movie! Our budget was small and you know how that goes, but everyone tried to make a fun movie. For me, I just wanted young people who might watch it to get a little bit of the real Abraham Lincoln’s character and strength, so I tried to play him straight. Lincoln was a great man and he should not be made into a joke. I suppose if he had actually fought zombies he would have done it the same way he led America through the Civil War – with strong resolve and with kindness when the fight allowed for kindness. The writer & director Richard Schenkman made clear to me that he wanted the Lincoln of history who just happened to be fighting zombies, so I tried to give that to him and to the audience. I was excited to be able to do the Gettysburg Address in a zombie movie!

K: I liked your performance in this movie; in my opinion, you make credible a strange story like A.L. VS Zombies. Can you tell us some anecdote about the processing of the movie?

B: I spend much time alone away from everyone else during the filming, thinking about what Lincoln went through during the real war and praying that God would allow me to show a little of who he really was even in a zombie movie! I did spend a lot of time, though, with Baby Norman, the wonderful and gorgeous actress who played Lincoln’s long-lost love Mary Owens, who in the script has become a prostitute in Savannah, GA. We had a scene where Lincoln encounters Mary Owens in a cellar and Mary slaps Lincoln’s face for leaving her all those years ago. Baby Norman said “Bill, I don’t want to hurt you with the slap so let’s practice it.” I said “Baby, this woman is seeing a man who she loves and hates at the same time – it has to look real for the audience. You just let it go. Give it to me.” She said “Are you sure?” I said “Yes! Lay it on me.” Well let me tell you, she did give it to me! When the cameras rolled she pulled back her arm and slapped my face so hard I nearly fell down. My ears rang for the rest of the day. But it was worth it. It was real. I hate fake-looking stuff in movies! And later one when we did a tender scene together where Lincoln was telling Mary that he still loved her, the sting of that slap made it so real. Baby is great. I hope to work with her again. I always do my own stunts whenever I can. You are talking to a man who crawled naked on his belly across sharp rocks on a dungeon floor just to get a 5 second shot for a horror movie that will probably never even be released! You have to be a little crazy to be in this business.

K: Some days ago, I’ve seen Take That Lollipop. It’s incredible! Do not be offended, but when you look at the camera I got chills! It’s an avveniristic kind of movie: each viewer can have its own personalized movie. What do you think about this?

B: Ah yes, Take This Lollipop was good to me! Jason Zada, the director, is the genius behind it. I am just grateful that he chose me to play the Facebook Stalker. Take This Lollipop gave me the creeps when I ran the application on my own personal Facebook profile, even though I knew it was me! Very creepy Halloween concept. Take This Lollipop won a 2012 Daytime Emmy Award.  Will soon be made ​​a sequel.

K: You have role models? Which actor you feel more similar to you?

B: I love the work of any actor who plays dark, conflicted characters. My heroes go back to the silent movie days of Lon Chaney Sr. and go on through Boris Karloff, Peter Lorre, Vincent Price, Christopher Walken, Willem Dafoe. I really like the work of Sean Harris. Michael Caine is my film God. There is an Italian actor of the 60’s & 70’s whose vibe I like, Maurice Poli. Harvey Keitel is brilliant. Jurgen Prochnow is fascinating to watch and I get compared to him often.

K: Which advices would you give to a young actor who moves his first steps in front of the camera?

B: Take chances. Be bold. Be willing to make a fool of yourself. Hold back nothing. Know where your light is. And don’t blink.

K: Can you explain us your future projects? Both theater and cinema, of course!

B: Thank you for asking. For those who may be interested, I would invite them to my IMDb page. In the horror genre, I have lead roles in two film projects coming up that I know will have international appeal. One will be filmed next year by the Australian director Mark Savage and is set in the world of a mysterious underground carnival filled with human freaks. It is called Circus Of Dread. The other film is finished and will be released early next year. I play a cult leader in the desert with a group of young people – it is called Children Of Sorrow, from director Jordan McClure, who directed Bill Moseley in Rogue River. Both of these films will be disturbing and, to some, shocking, but neither is gory. I think gore has been done to death, pardon the pun. I like horror of the mind much more, and body-horror, too. For those who enjoy the dark noir genre, I would invite you to spend 10 minutes with an award-winning short film by the talented young filmmaker Michael Bonomo. It is called Assassins. I play a veteran hitman. The short version is the featured video on the main page of my YouTube Channel. I am on set right now filming a lead role in a thriller called Deadly Revisions and go straight from that onto the gritty drama Coldwater.
My next television project will be hosting an a TV series called The Dark Cinema featuring short horror films from around the world. I’ll also be in The Hallmark Channel movie The Confession in which I reprise my role as an Amish father from Hallmark Channel’s The Shunning, both directed by Michael Landon, Jr.
In the theater world I am a huge fan of the late Ray Bradbury and want to start touring with a one-man show of some of his short stories. I am performing at the Ray Bradbury Storytelling Festival on Halloween weekend in his hometown of Waukegan, IL doing his short story Pillar Of Fire. If I can get permission to do the one-man show I will tour it around the world, maybe mixed with some Edgar Allan Poe and H.P. Lovecraft stories. I will come to Italy with it, for sure!
Finally, I have a demon project in development called Lord Bateman which is set in Europe and I would love to hear what Italian horror fans think of. You can read about it here.
I will stop there! I love what I do and could go on and on but I must not abuse your readers!

K: I finished with a desire: can you wrote a dedication for the readers of Cinewalkofshame, who agree about your excellent performance on A.L. VS Zombies and Take That Lollipop?

B: Yes of course. I will say that I love Cinewalkofshame and and am proud to be featured here! Acting is my passion and even if every movie I am in is not a winner, I always want to entertain people when I am onscreen. I am not ashamed to be on the Walk Of Shame. Thank you again, and I hope your readers will feel free to contact me with any thoughts or ideas. The audience is king and my job is to please the king.

Contacts:
http://www.youtube.com/billoberstjr
http://www.billoberst.com/
In addition to answering the questions, Bill wanted to pay homage to the blog with a gift that honors us, and which we publish below. Thank you, President Lincoln!

Dall’altra parte del cult – Intervista a Bill Oberst Jr.

Bill Oberst Jr. al naturale, in versione zombie e in versione Abe Lincoln!

Il protagonista di questa intervista, la prima a varcare gli italici confini, è Bill Oberst Jr. Attore in Abraham Lincoln VS Zombies della Asylum, si impone nel cinema horror indipendente anche grazie al corto Take that lollipop, di cui consigliamo vivamente la visione gratuita online. Bill ha visitato il nostro blog e gli è piaciuto, nonostante le difficoltà linguistiche (la mia poca conoscenza dell’inglese e la sua dell’italiano non hanno aiutato), ed è stato ben contento di farsi intervistare. Ovviamente, noi lo ringraziamo per questo! La traduzione in italiano è stata faticosa, e alcune frasi sono state scritte in modo diverso dalla versione inglese, ma sempre restando fedeli alle sue parole. Chi volesse leggere l’intervista nella lingua originale (e farsi due risate con il mio inglese da seconda media) può farlo a questo link.

K: Ciao Bill, e grazie per essere qui a rispondere alle curiosità della Cinewalkofshame! Tu sei specializzato in ruoli storici. Sei stato Gesù, Lincoln, Mark Twain e JFK. Perchè questa preferenza per i personaggi realmente esistiti? Recitare un personaggio storico è più difficile di uno fittizio?

B: Innanzitutto mi scuso per non saper parlare un italiano approppriato, e per costringerti a tradurre! Sono un grande fan del cinema italiano e forse dovrei imparare un pò la lingua…è un onore essere intervistato dalla Cinewalkofshame! Il blog mi piace perchè parla ai lettori di noi che lavoriamo nei B-movies; io sicuramente non prendo sul serio il mio lavoro in questo tipo di cinema, quindi siamo un buon duo!
Per rispondere alla tua domanda, direi di sì, un personaggio storico è più difficile di uno fittizio, ma è una sfida che accetto sempre volentieri. Amo la doppia natura di ogni essere umano, un misto di tratti buoni e cattivi. I personaggi storici tendono a essere mostrati solo da un lato o dall’altro, bianco o nero. Il mio lavoro di attore quando impersono un personaggio storico è trovare un equilibrio tra i due elementi, per mostrare il personaggio come un uomo che fa la Storia e un comune mortale allo stesso tempo. E’ questo che lo rende divertente. Mi piacciono la tensione, il conflitto di un personaggio; è qualcosa che tutti noi abbiamo dentro. Inoltre sono appassionato di storia, così quando la interpreto cerco di essere realistico, anche se la trama del film non lo è.

K: Tu hai iniziato come un attore di teatro; ma com’è stato il tuo ingresso nel mondo del cinema?

B: Ho svolto il mio lavoro a teatro per 14 anni e sinceramente non avevo mai pensato di interpretare un ruolo sul grande schermo. Poi un amico mi ha chiesto un provino per il ruolo di un famoso generale della Guerra Civile Americana, W.T. Sherman. E’ famoso nella storia americana per aver guidato una marcia negli Stati del Sud chiamata “Sherman’s March”, in cui i suoi uomini saccheggiarono, violentarono e bruciarono tutto ciò che trovarono per spezzare il vigore del Sud. Sherman era uno dei favoriti di Lincoln, che autorizzò la marcia; era un uomo che diceva “la guerra è un inferno, è crudeltà; più sarà crudele, prima terminerà”. Perchè questa premessa? Perchè sono cresciuto nel Sud degli USA, e a scuola ci è sempre stato detto che Sherman era una specie di demonio, così mi sono detto: “questo provino dev’essere divertente”. L’ho fatto e ho ottenuto il mio primo ruolo in Tv, impersonandolo nel docudrama Sherman’s March. Il film vinse dei premi, mi lanciò nel mondo della recitazione su schermo, e mi convinse ad andare a Los Angeles, dove ho vissuto per quattro anni. In seguito ho realizzato altre 80 produzione in tv, al cinema, ecc.

K: Un critico italiano ti ha definito “il nuovo volto del cinema horror indipendente”; ma qual’è il tuo genere preferito? L’horror?

B: Sì, adoro l’horror, come la fantascienza e il thriller! Credo che tutti noi siamo spaventati dal nostro comune nemico: la morte. E i film capaci di rappresentare le cose che ci spaventano ci rendono così un grande servizio, oltre a intrattenerci. I film horror di qualità possono essere liberatori e divertenti, anche se ce ne sono parecchi di pessima qualità, questo è sicuro! Personalmente, sarei molto felice se riuscissi a dare un piccolo contributo per far tornare grande il cinema horror com’era ai vecchi, gloriosi tempi. Credo che un pò di horror classico mischiato con la grande tradizione del cinema italiano sarebbe un’ottima combinazione!

K: Parliamo di un film da noi recensito: Abraham Lincoln VS Zombies, che personalmente ho molto apprezzato. Com’è stato interpretare Abraham Lincoln, una figura di primo piano della storia americana? Cosa pensi della bizzarra idea di un Presidente “cacciatore di zombie”?

B: Il nostro budget era risicato e sai come va a finire in questi casi, ma tutti abbiamo cercato di realizzare un film divertente. Per quanto mi riguarda, volevo che i più giovani potessero vedere un pò della forza e del carattere del vero Abraham Lincoln, così ho cercato di interpretarlo nel giusto modo. Lincoln era un grande uomo e non bisognava trasformarlo in una macchietta. Immagino che se oggi si trovasse, per assurdo, a combattere dei morti viventi, lo farebbe nello stesso modo in cui ha combattuto la Guerra Civile: con una forte determinazione e con benevolenza, nei limiti di benevolenza concessi da una guerra. Il regista e sceneggiatore, Richard Shenkman, mi ha detto chiaramente che voleva il Lincoln della Storia, a cui capita semplicemente di combattere degli zombies, e così io l’ho offerto al pubblico. Ero felicissimo all’idea di poter fare il discorso di Gettysburg in un film di zombies!

K: Mi è piaciuta la tua interpretazione; si vede che il ruolo ti piaceva, sei riuscito a rendere credibile Abe Lincoln in un film horror! Ci racconti qualche aneddoto sulla lavorazione del film?

B: Grazie per aver apprezzato quel piccolo zombie-movie! Ho passato molto tempo da solo, lontano da chiunque altro, pensando a ciò che Lincoln vide e fece nella vera Guerra Civile, e pregando di riuscire a mostrare un pò di quel che era veramente, anche se in un film di morti viventi! Inoltre, ho trascorso molto tempo con Baby Norman, la meravigliosa attrice che interpreta l’amore perduto di Lincoln, Mary Owens, che nel film è diventata una prostituta a Savannah. C’è una scena in cui Lincoln incontra Mary in una cantina, e lei lo prende a schiaffi per averla lasciata tanti anni prima. Baby mi dice: “Bill, non voglio farti male sul serio con quello schiaffo, facciamo una prova”. Io rispondo: “Quella donna sta parlando con un uomo che lei ama e odia allo stesso tempo, deve sembrare reale per il pubblico. Fallo e basta, dammi uno schiaffo”. Lei insiste: “Sei sicuro?” e io “Certo! Colpiscimi!”. Bè, lasciami dire che mi ha colpito sul serio! Quando la telecamera si è mossa ha tirato indietro il braccio e mi ha schiaffeggiato così forte che per poco non sono finito a terra! Il suono ha rimbombato nelle mie orecchie per il resto della giornata, me ne valeva la pena: è stata una scena realistica. Odio le situazioni finte nei film! E poi c’era un’altra scena, in cui Lincoln le dice che la ama ancora, il dolore provocato dallo schiaffo l’ha resa più reale. Faccio sempre le mie scene difficili da solo, almeno quando posso. Baby è in gamba, spero di lavorare ancora con lei. Stai parlando con uno che ha strisciato a torso nudo su delle rocce appuntite nel pavimento di una prigione, per girare cinque secondi di un film horror che probabilmente non sarà neppure mai distribuito! Per fare questo mestiere devi essere un pò fuori di testa!

K: Qualche giorno fa mi è capitato di vedere il cortometraggio Take this lollipop, di cui non sapevo nulla. Bè, è incredibile! Non offenderti, ma quando guardi in camera sei veramente inquietante! E’ un tipo di film innovativo. Ogni spettatore può avere il suo piccolo film personale. Cosa pensi di questo?

B: Oh sì, mi è piaciuto un sacco! Jason Zada, il regista, è la mente geniale che sta dietro a tutto. Gli sono grato per avermi scelto per interpretare il “maniaco di Facebook” (“the Facebook Stalker”). Quando ho aperto l’applicazione sul mio profilo Facebook ho avuto la pelle d’oca, anche se sapevo che ero io a interpretare quel ruolo! Un’idea veramente spaventosa. Presto ne uscirà un seguito.

K: Hai dei modelli? Con quali attori senti delle affinità?

B: Apprezzo molto il lavoro di ogni attore che interpreta personaggi oscuri e conflittuali. I miei eroi vanno dal cinema muto di Lon Chaney Sr. a Boris Karloff, Peter Lorre, Vincent Price, fino ai più recenti Christopher Walken e Willem Dafoe. Mi piace molto il lavoro di Sean Harris, mentre il mio “Dio degli attori” personale è Michael Caine. Tra gli altri voglio dire ancora Harvey Keitel, che è molto brillante, e Jurgen Prochnow, a cui spesso vengo paragonato. C’è anche un attore italiano degli anni ’60 e ’70 di cui mi piace molto lo stile, Maurice Poli.

K: Quali consigli daresti a un giovane attore che muove i primi passi davanti alla cinepresa?

B: Correte rischi. Siate audaci. Siate disposti a prendervi gioco di voi stessi e non trattenete nulla. Voi sapete dov’è la vostra luce. E non sbattete gli occhi.

K: Ci parli dei tuoi progetti futuri? Sia cinema che teatro, ovviamente!

B: Ti ringrazio per la domanda. Nell’horror, ho il ruolo di protagonista in due progetti che avranno risonanza internazionale. La lavorazione di uno dei due inizierà entro l’anno prossimo, con la regia dell’australiano Mark Savage, ed è ambientato nel mondo di un misterioso carnevale “underground” popolato da freaks. Si intitolerà Circus of dread. L’altro film è completo, e sarà distribuito entro l’anno prossimo. Interpreto il leader di una setta di giovani adepti nel deserto; si intitola Children of sorrow, e sarà diretto da Jordan McClure. Entrambi i film saranno disturbanti, abbastanza scioccanti, ma non cruenti. Credo che il gore sia stato usato fino alla morte, perdona il gioco di parole. Comunque, al cinema mi piacciono sia gli orrori della mente che quelli del corpo, diciamo così. Per gli amanti del noir, vi invito a spendere 10 minuti con un corto pluripremiato, del regista Michael Bonomo; si intitola Assassins, io interpreto un veterano. La versione più breve è disponibile sul mio canale Youtube. Al momento sto girando un thriller, Deadly revisions, e vado avanti con quel dramma, molto grintoso, che è Coldwater. In Tv sarò in una serie chiamata The dark cinema, sono brevi film da tutto il mondo, e sarò anche in The confession, dove riprendo il ruolo del padre Amish di The Shunning, entrambi diretti da Michael Landon Jr.
Per quanto riguarda il teatro, sono un fan del più recente Ray Bradbury, e voglio iniziare un tour con uno show sui suoi racconti brevi. Sarò al Ray Bradbury Storytelling Festival, nel week-end di Halloween, a Waukegan, sua città natale. Adatterò il racconto Pillar of fire. Se otterrò il permesso per lo “one-man-show” sui suoi racconti sarò in giro per il mondo, magari aggiungerò delle storie di Poe o di Lovecraft…e ovviamente verrò anche in Italia! Per finire, ho un progetto in via di sviluppo intitolato Lord Bateman. E’ ambientato in Europa e mi piacerebbe sentire che cosa ne pensano i fan dell’horror italiano. Ora la smetto, perchè amo quello che faccio e potrei anche andare avanti, ma non voglio stressare i lettori della CWOS!

K: Grazie Bill! Concludo con una richiesta: potresti salutare i nostri lettori della Cinewalkofshame, che hanno apprezzato la tua performance in A.L. VS Zombies?

B: Certamente. Amo la vostra Cinewalkofshame e sono orgoglioso di essere intervistato su queste pagine! Recitare è la mia passione e anche se non tutti i film in cui ci sono io sono vincenti, mi piace intrattenere le persone quando sono sullo schermo. Per questo non ho alcun problema nel vostro blog! Grazie ancora, spero che i vostri lettori si sentano liberi di contattarmi per qualche idea o riflessione. Il pubblico è il re, e mio lavoro consiste nell’intrattenere il re!

Contatti:
http://www.youtube.com/billoberstjr
http://www.billoberst.com/

Oltre ad aver risposto alle domande, Bill ha voluto omaggiare il blog con un regalo che ci onora, e che pubblichiamo qui sotto. Grazie, Presidente Lincoln!

Krocodylus1991

Dall’altra parte del cult – Intervista ad Al Festa

Tre film fra tanti diretti da Al Festa.

Tre film fra tanti diretti da Al Festa.

Il nostro intervistato di oggi è Al Festa, ed è un’intervista un pò particolare. Non ci sono film da lui diretti recensiti nel blog. Quelli che ha realizzato non rientrano nelle categorie di cui ci occupiamo di solito. Eppure Al ha avuto a che fare con molte pellicole: è infatti un compositore di colonne sonore e non solo. Il suo è un ruolo che il grande pubblico, solitamente, ignora, ma a pensarci bene l’unica cosa salvabile da alcune mostruosità filmiche sono proprio le musiche: chi ha visto After death, ad esempio, sa benissimo che l’unica cosa a rimanere in mente, dopo la visione, è proprio il tema “Living after death”, da lui scritto. Oggi non ci occupiamo, quindi, solo di “trash”, ma di un mestiere, quello del compositore, più interessante di quanto non si potrebbe pensare. Come di consueto, ringraziamo Al per la disponibilità e la giusta dose di semplicità e ironia di cui è dotato. A proposito dell’inserire l’intervista in un blog di questo tipo (lui film di serie Z non ne ha girati, quindi la sua presenza qui è un’eccezione!) ha detto: “l’importante è che scrivi con lealtà il mio pensiero, tutto qui”.

K: Oggi parliamo con Al Festa, compositore di musica per il cinema e non, regista, direttore di videoclip, sceneggiatore. Cominciamo la chiacchierata?

AF: Con piacere. Ma permettimi di dire che ho fatto di meglio dei film con i pur bravi Mattei e Fragasso. Io non ho peli sulla lingua: ho scelto una carriera da indipendente, libero, senza mai prestarmi a compromessi.

K: Dunque, partiamo dall’inizio: sei diplomato (fonte Wikipedia) in musica e composizione. Com è iniziato il tuo ingresso nel mondo del cinema?

AF: Io sono diplomato in pianoforte e composizione, la musica è la mia vita…..ho sempre avuto due passioni: musica e cinema. Ho passato la mia infanzia nei cineclub ( il TEVERE per la precisione ) tra films di fantascienza, horror, gialli. Quando sono entrato professionalmente a realizzare dischi ho capito, ben prima di altri, l’importanza del visivo, dei videoclips, infatti ancora oggi per me è fondamentale l’audio/visivo, musica-immagini insieme. Ho iniziato dapprima a produrre, ma poi, siccome i vari registi non capivano nulla di sync musicale nè di molto altro, abituati ad un vecchio modo di fare cinema tradizionale, ho iniziato a dirigerli io stesso. E con buoni risultati, direi, dato che oltre ai miei ne ho diretti 105! Per 10 anni ho sperimentato di tutto, è stata un’ottima scuola, l’uso degli obiettivi, i movimenti di macchina, le attrezzature, il montaggio ecc, sempre in 35 mm; davvero una grande scuola che mi ha permesso di acquisire una tecnica davvero completa. Poi dopo i 100 video volevo fare un film; lo feci con un soggetto (seguono numerosi punti interrogativi, n.d.r. ) della coppia Fragasso-Drudi, il film rock musicale Gipsy angel. Mi piacque molto sotto un aspetto audio-visivo, molto meno per la storia, un pò lontana dalle mie passioni.

K: Insomma, hai fatto la tua gavetta, come si dice! Io credo che realizzare colonne sonore sia molto difficile: devi trovare il tema giusto per un determinato momento del film. Ha aiutato molto l’esperienza nei videoclip musicali?

AF: Assolutamente. Io penso ad una scena ed ho già in mente il tema e viceversa, per me è così. Mi scatta una lampadina ed in 5 minuti ho scritto il tema, di solito ce l’ho già in mente quando scrivo la scena. Spesso mi vengono in mente mentre guido o durante la giornata; ho sempre con me un registratore con cui fischietto il tema che poi, con calma, sviluppo al piano e realizzzo. Ma quest’ultima parte è routine, il momento creativo è quello precedente. Spero proprio che la lampadina non si spenga mai, altrimenti sono guai!

K: E’ interessante questo metodo…tu sei anche regista: oltre a Metallo Italia e L’eremita hai diretto il film Fatal Frames. Stupisce il cast internazionale: Rossano Brazzi, Donald Pleasence, Alida Valli…come è stato lavorare con loro?

AF: Una sola parola: F-A-N-T-A-S-T-I-C-O! Più sali di livello più sono grandi, umili, semplici. E’ stato un onore lavorare e dirigerli. Mi sono visto realizzare in una volta sola tanti sogni di ragazzo: dirigere il mitico Donald Pleasence, il dottor Loomis di Halloween, che avrò visto almeno 100 volte! Ugo Pagliai del Segno del comando, che io ho adorato. E poi Alida Valli, la splendida Anna Paradine di Hitchcock…o Rossano Brazzi e Ciccio Ingrassia, due miti italiani; Ingrassia era un fantastico attore lunare, con una vena drammatica che pochi hanno compreso (tra cui Federico Fellini, che era mio parente). Angus Scrimm, della serie Phantasm. Cito ancora un grande amico purtroppo scomparso, David Warbeck. E poi c’era la possibilità di avere gli effetti speciali di 3 premi Oscar: Bill Corso, Steve Johnson e Joel Harlow. Ripeto, per me è stato come realizzare un sogno; mai avrei creduto o sperato da giovanissimo addirittura di poter dirigere i miei miti che vedevo al cinema. Se ci ripenso, ancora oggi non mi sembra vero! Con loro mi sono trovato benissimo, non ho mai avuto problemi di nessun tipo.

K: Come ti capisco! Hai anche citato Halloween, uno dei miei horror preferiti. E poi Ingrassia, Brazzi, Valli…un cast di prim’ordine, come si vede dalle dediche (Al mostra delle foto con dedica). Non sapevo di questa tua parentela con Fellini. A questo punto una domanda è d’obbligo: che ricordo ci offri del Maestro?

AF: L’ho conosciuto che ero bambino, era mio parente tramite mia zia Paola. Che dire? Un genio: fantastico come uomo e come regista, infatti in famiglia si dice che io non abbia preso nulla di lui (ride)! Chissà, forse è vero? Basta vedere Toby Dammit per capire la sua statura. Inoltre era un grande appassionato di esoteria e spiritismo, e questa è un pò una tradizione di famiglia.

K: Quanta invidia per aver conosciuto un uomo del genere! Passiamo a due registi che hai nominato prima: Bruno Mattei e Claudio Fragasso. Per loro hai composto le musiche di diversi film…com’è stato musicare le pellicole della “coppia omicida”? (li chiamavano così!)

AF: Mah, erano film davvero brutti, senza capo nè coda, con tanti di quegli errori anche pacchiani…io ho composto le musiche senza neanche vedere i films così a naso. Addirittura hanno cambiato la velocità della musiche! E’ stata comunque un’esperienza interessante e non me ne pento ma, ripeto, erano film davvero pessimi. Mattei era un tipo abbastanza simpatico, ma non credo fosse così interessato al cinema. Su Fragasso, preferirei non commentare…

K: Par di capire che con Fragasso non corra buon sangue…però devi ammettere che “Living After Death” è una canzone che ti rimane in testa! Sul serio non ti facevano neppure vedere i film?

AF: In verità sono io che dopo averli visti ho preferito fare le musiche in autonomia. Ti giuro che erano davvero orrendi, potrei raccontarti degli errori nei film davvero dilettanteschi. Questa non è una critica agli autori, ma ammettiamolo: erano film fatti così in serie, senza molta arte, solo per cassetta, e si vedeva. Con Fragasso c’è una vecchia ruggine per motivi abbastanza ignobili che lui non ha mai voluto chiarire, e io neppure, stiamo bene così. Lui ha avuto successo, buon per lui, se alla gente piace il suo cinema forse ha ragione lui. A me non piace; se lo ritenessi valido lo direi senza problemi, ma così non è.

K: Però, permettimi di insistere, “Living after death” merita…

AF: E’ un pezzo che mi piace molto. Pensa che l’ho praticamente riscritta, per Gipsy angel cambiando il titolo in “The beatin’ of my heart”.

K: Una domanda sui colleghi, già che ci siamo! Qual’è il compositore di colonne sonore che senti più affine?

AF: Più vicino a me intellettualmente, pur non essendo un vero e proprio compositore, direi John Carpenter. E’ sempre molto efficace. Come compositore vero e proprio, invece, il numero uno è senza dubbio Ennio Morricone, che è insuperabile (di cui non sono quasi degno di pronunciare il nome, tanto è immenso!). Poi sono un grande fan di Hermann, Goldsmith, Barry, Elfman…ma anche Badalamenti e Nino Rota. Fuori dalle colonne sonore, sono un fan di lunga data di Pink Floyd, Genesis, Keith Emerson, Tony Banks, Yes.  Aggiungo anche Hans Zimmer, bravissimo.

K: Condivido l’elenco. C’è qualche attore\regista con cui ti piacerebbe lavorare?

AF: Mi interessa molto Mickey Rourke, l’attuale versione. Ho un progettino che lo riguarda, si vedrà…sono talmente tanti che citarli tutti sarebbe impossibile. Aggiungo solo Gabriele Lavia, un grande attore che Dario Argento ha saputo ben utilizzare.

K: Ci parli de L’eremita, la tua ultima fatica?

AF: L’eremita è un film molto difficile. E’ insolito, diverso, a me piace molto. Affronta delle tematiche scottanti, è una dura critica al Vaticano. Si basa sul ritrovamento della parte mancante del famoso Codice Purpureo, uno dei testi più antichi mai rinvenuti contenente i Vangeli integrali, a cui però manca l’Apocalisse di Giovanni…un personaggio misterioso, l’Eremita, ritrova questa parte mancante e comincia tutta una serie di premonizioni che porteranno alla verità finale.

K: Un film complesso, quindi…

AF: Sì, decisamente. Non è per tutti, credo possa piacere molto agli appassionati di esoterismo come me e a chi vuole riflettere, i messaggi nel film sono tanti. Mi rappresenta molto, ho sperimentato nuove tecniche come il Full HD. Per me, abituato a vedere il mondo in 35mm, è stato eccezionale. Ho avuto un buon cast, attori non notissimi ma bravi: c’è Stefania Stella, la mia icona, in un bellissimo ruolo di posseduta. Ha una scena di esorcismo insolita, diversa dalla tradizione con il solito prete. Poi c’è Marco di Stefano che è davvero bravo, l’artista internazionale Tanya Khabarova, che mi ha fatto un’interpretazione dei peccati capitali che è pura arte visuale; piacerebbe sicuramente a Lynch e a Cronenberg (meno, suppongo, a chi segue I Cesaroni). E’ un film interamente mio: ho fatto anche la post produzione. La colonna sonora è, credo, la migliore che ho mai realizzato.

K: Progetti per il futuro?

AF:  Nuovi progetti ne ho molti: un film d’azione esoterico con Mickey Rourke, intitolato Violence & Violence, che nasce dal teorema violenza più violenza = redenzione. Una storia magnifica di una vendetta che si consuma durante una sola notte di pioggia, in una città degradata moralmente e materialmente, con incursioni nel paranoramale. Davvero insolito, l’idea di un action- esoterico mi piace molto…poi un giallo/noir, anche questo esoterico dal titolo Transfert, che parte dal ritrovamento di una ragazza che ha perso la memoria e che la riacquista durante il film con continui flashbacks fino a coprire la sconvolgente verità. Poi, udite udite, un western, sì, proprio un western, di cui però non dico nulla, ma mi piace troppo un idea da un milione di dollari, un omaggio al grande Sergio Leone, di cui sono un fan sfegatato.

K: Grazie, Al. Vuoi dedicare un saluto ai lettori della Cinewalkofshame?

AF: Agli amici della Cinewalkofshame! Un blog coraggioso e non allineato che va sostenuto; un caro saluto ed un invito a guardare sempre films…ed ascoltare musica; la mia dedica va a chi preferisce una bella notte di pioggia piuttosto che un giorno assolato, a chi ama le nenie infantile provenienti da una villa abbondanata piuttosto che Laura Pausini, a chi si appassiona per lo scintillio di una lama nel buio, e a chi passerebbe le sue vacanze al BATES MOTEL piuttosto che alle Maldive…a voi tutto il bene possibile.

Ringraziamo Al che, nell’arco di una giornata, ha accettato l’intervista e ha permesso di realizzarla. Come pattuito, riportiamo integralmente ciò che pensa, indipendentemente dal giudizio che se ne può dare. Con questa dedica che ci onora, chiudiamo l’intervista con Al Festa! Living After Death!